L’album Faith si apre con The beginning e miglior inizio non potrebbe esserci: il pezzo sembra prestarsi perfettamente all’intro di un’esibizione live. Con il suo ritmo lento e rilassato ma denso di significati che premono per palesarsi, il testo ci introduce nel sogno di queste vocalità pulite e fresche che si tuffano già nella seconda traccia.
Million invita all’apertura, in un’atmosfera ambient avvolgente e calda. Piacevoli e gradevoli il groove e le sonorità di fondo, sulle quali le voci si plasmano dando un tocco di sensalità ulteriore al pezzo.
Lo scrosciare dell’acqua fa da introduzione a Profondo Blues, prima canzone in italiano. Un testo intrigante scandito dall’alternarsi delle voci femminili che, a tratti, sembrano evocare un ipotetico duetto tra Lisa Stansfield e Antonella Ruggiero: decisamente suggestivo.
Waiting for your love è un pezzo morbidissimo che però fa risaltare all’orecchio una pronuncia inglese all’italiana. Questo particolare fa perdere un po’ di magia al pezzo che, ad ogni modo, mette in risalto una voce dai bei colori su una melodia rassicurante.
Si prosegue questo percorso con Deep Inside, il brano che ha portato alla ribalta negli Usa i Joe Black e che, effettivamente, si presenta come un pezzo dal sound molto accattivante. Sarebbe un peccato fermarsi al primo passaggio distratto: l’ascolto in cuffia rivela una bella struttura di base e sfumature di basso che ne impreziosiscono le dinamiche. C’è da scommettere che anche l’impatto dal vivo sa dare giusto risalto al pezzo, già solo per i colori che il brano acquisisce man mano che si dipana verso il finale.
Con Thinking ecco tornare la lingua italiana con una canzone che dà importanza alle sfumature vocali più alte, grazie ad un’amosfera eterea e rarefatta che consente qualche vocalizio in più. Una piccola poesia delicata resa ulteriormente tale dalla traccia musicale discreta che sa far posto alla voce.
Proprio quando, su questo sentiero così rassicurante, ci si aspetta uno svolgersi del disco sulla direzione tracciata dalle prime sei canzoni, ecco irrompere la voce maschile di Joe che, in My little soldier, è lì a cantare la voglia e l’impellenza di trasmettere sicurezza, di infondere fiducia in questo mondo, malgrado le ingiustizie.
E’ con questa tematica esistenziale che termina l’album da un punto di vista canoro; dal verso musicale, invece, c’è ancora un’ultima traccia: Ouverture ’07.
L’impressione è che si sia scelto di chiudere un cerchio poichè questo brano si intreccia con la musicalità del primo pezzo dell’album.
Complessivamente Faith dei Joe Black Group è un bel lavoro, un cd gradevole che fa subito atmosfera; un sottofondo musicale ben calibrato, ben confezionato, molto ben prodotto.
Faith è un album senza strepiti ed eccessi, ma dalla genuina vocalità e dal lavoro di produzione che, si sente, è stato meticoloso e professionale.
Punteggio: 8



