Teatro Ringhiera Milano: stagione 2018/2019

Un teatro itinerante, quello del Teatro Ringhiera di Milano. Ed eccola la stagione 2018/2019 del teatro Ringhiera.

Teatro Ringhiera, MilanoTeatro Ringhiera, Milano

venerdì 14 settembre 2018 – Aprés – Coup

venerdì 21 settembre 2018 – Spazio IN Opera Liquida

LA MOLLI. DIVERTIMENTO ALLE SPALLE DI JOYCE

di Gabriele Vacis e Arianna Scommegna | regia di Gabriele Vacis | con Arianna Scommegna | produzione ATIR Teatro Ringhiera

Sono confidenze sussurrate, confessioni bisbigliate quelle della Molli. Vacis e Scommegna calano il personaggio in una quotidianità dalle sonorità milanesi e traslando il testo in una trama di riferimenti culturali, storie e canzoni, che hanno il sapore del nostro tempo. Arianna Scommegna è sola sul palcoscenico, seduta al centro della scena; il suo monologo intenso, irrefrenabile, senza punteggiatura, senza fiato, è stretto tra una sedia, un bicchiere poggiato a terra e una manciata di fazzoletti ad assorbire i liquidi tutti, sacri e profani, di un vita di solitudine e insoddisfazione, come una partitura incompiuta. Il fiume di parole è lo stesso flusso di coscienza del personaggio di Joyce che riempie una notte insonne di pensieri e bugie, mentre aspetta il ritorno a casa del marito, Leopold, come la Molli aspetta Poldi. L’attrice, in bilico tra il romanzo e la vita, ripercorre la propria esistenza di poco amore, infinite attese, occasioni mancate, dal primo bacio a un rosario di amanti da sgranare per mettere a tacere il vuoto, dal dolore di un figlio perduto fino a un finale ‘sì’ pronunciato comunque in favore della vita, dell’amore da una donna mai piegata alla rassegnazione. Le note dolenti si stemperano sempre nell’ironia e in una levità che tutto salva; il testo gioca sempre, costantemente, con il doppio registro denunciato fin dal sottotitolo, Divertimento alle spalle di Joyce. Frammenti di vita raccontati in modo ora scanzonato ora disperato, storie di carne e sangue, vita che scorre come lacrime, che si strozza in un grido o si scioglie in una risata.

da venerdì 28 a domenica 30 settembre 2018 – Teatro Verdi

VALORE D’USO

regia e scene di Antonio Viganò | collaborazione alla drammaturgia e alle visioni Gigi Gherzi 
| con Matteo Ambrosini, Edoardo Busnati, Cristina Ciminaghi, Luana De Lucia, Massimiliano Pensa e Chiara Tacconi | disegno luci Giancarlo Salvatori | costumi e attrezzeria Marina Conti e Marianna Cavallotti | produzione ATIR Teatro Ringhiera in collaborazione con coop. soc. Comunità Progetto all’interno del progetto di teatro integrato “Gli spazi del teatro” | in collaborazione con Teatro La Ribalta – Accademia Arte della Diversità

«Essere sempre accompagnati, essere sempre compresi, essere sempre guardati, scusati, valutati, esposti… È insopportabile. Questo è un destino obbligato, crudele, dei corpi non conformi, deformati, non convenzionali, eretici. E questa condizione, in teatro, trova la sua esposizione in forma esagerata, spettacolare, circense, voyeristica. A volte, quella condizione sociale, sul palco, viene consacrata, esaltata, altre volte diffamata, oltraggiata, esposta come semplice patologia. 

In questo processo di creazione teatrale abbiamo cercato, nella assoluta consapevolezza degli attori che sono sulla scena, di presentare, elencare, esporre e rappresentare (nel senso di trasfigurazione teatrale – coscienza poetica) i vari sguardi e valori d’uso che tutti noi, nessuno escluso, mette in gioco nel suo ruolo di spettatore. 

Fatti cadere dentro un’arena, sei attori cercano, ognuno a modo suo e con strumenti e linguaggi diversi, un modo, una forma, un’azione, un gesto, per compiacere, per affascinare, stupire o sorprendere il pubblico. Sembra che chiedano continuamente: ‘vado bene cosi?’».

da giovedì 15 a domenica 25 novembre 2018 – Teatro Carcano Centro d’Arte Contemporanea

ALLA MIA ETA’ MI NASCONDO ANCORA PER FUMARE

di Rayhana | regia Serena Sinigaglia | traduzione Mariella Fenoglio | con Matilde Facheris, Carla Manzon, Annagaia Marchioro, Giorgia Senesi, Irene Serini, Marcela Serli, Chiara Stoppa e Sandra Zoccolan | scene Maria Spazzi | costumi Federica Ponissi | disegno luci Roberta Faiolo Coproduzione ATIR Teatro Ringhiera – Theater tri-buhne Stuttgart

– INSERITO IN INVITO A TEATRO –

«Rayhana è lo pseudonimo di un’autrice algerina che vive e lavora in Francia.
Grandi temi d’attualità, toccati con la sapienza di chi li conosce bene, per averli vissuti sulla propria pelle, una storia vera, semplice, diretta, piena di vita e contraddizioni, e per questo, forse, anche più pericolosa.

L’azione si svolge ad Algeri, ai giorni nostri. Siamo in un hammam, nel giorno riservato alle donne. Quel giorno, però, sarà diverso da tutti gli altri. Nove personaggi, nove donne algerine, si trovano, malgrado loro, a barricarsi dentro l’hammam, per sfuggire all’ira di parenti e uomini barbuti che reclamano il diritto di punire una di loro, ritrovata incinta senza il consenso dei genitori. Tra i vapori e le acque delle vasche si crea un’intimità speciale tra queste donne, le quali, a turno, ci rivelano le loro storie, le loro speranze, i loro dolori, le loro rabbie. E’ uno spazio protetto l’hammam, un luogo sospeso, lontano dai clamori e dai rumori della città, un posto caldo e accogliente, dove ci si può “spogliare” e confidare anche i segreti più delicati. Ogni personaggio ha il suo punto di vista, ogni personaggio è diverso dall’altro per età, condizione sociale, destino più o meno sfortunato, speranza, disillusione e convinzioni religiose. Una cosa, però, li accomuna tutti: il ruolo della donna all’interno di una società come quella islamica.

Ci immergiamo, così, nel mondo delle donne islamiche, nella loro difficile convivenza con la cultura patriarcale, estremista, bigotta, violenta e repressiva dei propri uomini. E’ un viaggio che ci commuove e ci smuove e ci fa riflettere. E’ una denuncia, certo, perché nessuno al mondo dovrebbe essere costretto a sposarsi a dieci anni, a rinunciare agli studi, a diventare terrorista per riscattare una vita fatta di abusi e ingiustizie.»

da martedì 11 a domenica 16 dicembre 2018 – Piccolo Teatro Studio Melato

IVAN – LIBERAMENTE TRATTO DA I FRATELLI KARAMAZOV DI FËDOR DOSTOEVSKIJ

riscrittura Letizia Russo | consulenza Fausto Malcovati | regia Serena Sinigaglia | con Fausto Russo Alesi | scene Stefano Zullo | luci e suoni Roberta Faiolo | assistente alla regia Giulia Sarah Gibbon | coproduzione ATIR Teatro Ringhiera – Teatro Donizetti di Bergamo
-INSERITO IN INVITO A TEATRO-

Serena Sinigaglia porta in teatro con Fausto Russo Alesi lo splendido capitolo dei Karamazov in cui Dostoevskij immagina che Cristo torni sulla terra, nella Siviglia dell’Inquisizione, e sia messo in catene dal Grande Inquisitore.

«Amo i classici, amo la grande letteratura russa dell’800 perché in essa gli uomini osavano ancora chiedersi il perché delle cose, osavano affrontare i grandi temi dell’esistenza. Chi sei? Cos’è l’uomo? Quale il senso del suo agire nel mondo? Cos’è la libertà? Esiste un ordine nel caos? E la violenza, la violenza di cui è intriso l’uomo, ha un’espiazione possibile? Abbandonarsi alla lettura de I fratelli Karamazov è un viaggio nel tempo attraverso gli uomini, nell’uomo. Ed ecco spiccare un uomo tra gli uomini, o forse è solo un ragazzo troppo maturo per i suoi anni, il secondo dei figli Karamazov, il più tormentato, il più assolutamente umano: Ivan. L’uomo e l’intera umanità visti dagli occhi di Ivan Karamazov, questo il nostro viaggio. I fratelli Karamazov secondo Ivan, se volete.»

sabato 15 e domenica 16 dicembre 2018 – Teatro Gerolamo

UTØYA

testo di Edoardo Erba | con la consulenza di Luca Mariani autore de “Il silenzio sugli innocenti” | regia Serena Sinigaglia | con Arianna Scommegna e Mattia Fabris | scene Maria Spazzi | luci Roberto Innocenti | coproduzione ATIR Teatro Ringhiera – Teatro Metastasio di Prato | con il patrocinio della reale ambasciata di Norvegia in Italia

«Scrivere un testo su quanto è avvenuto a Utøya, in Norvegia, nel 2011, è un’impresa impegnativa. Il Teatro non è il luogo della documentazione e dell’informazione in primis, è la sede di una riflessione. E la riflessione su un avvenimento del genere sconcerta: non è un gesto di follia, ma contemporaneamente lo è. Non è cospirazione politica, ma contemporaneamente la è. Non è un esempio di inefficienza dei sistemi di difese tuttavia lo è. Non è un caso di occultamento dell’informazione, però lo è.

Ciò che il Teatro, anzi la mia scrittura teatrale, può fare dentro questo labirinto è trovare dei personaggi che lo percorrano e che ce lo restituiscano attraverso il filtro della loro personalità e dei loro rapporti. Così con Arianna, Mattia, Serena e Luca, compagni in questa avventura, abbiamo scelto di tornare là, in Norvegia, quel terribile 22 luglio del 2011, a osservare tre coppie coinvolte in modo diverso in quello che stava accadendo. Attraverso di loro ho spalancato una finestra di riflessione, che se non ci dà tutto il filo per uscire da quel labirinto, per lo meno a sprazzi, ne illumina alcune zone oscure con la luce della poesia.»

giovedì 10 e venerdì 11 gennaio 2019 – Teatro LaCucina/Olinda

ALDILA’ DI TUTTO – anteprima

di e con Valentina Picello e Chiara Stoppa | drammaturgia Carlo Guasconi  | supervisione Arturo Cirillo | assistente alla regia Lorenzo Ponte | scene e costumi Eleonora Rossi | disegno luci Alessandro Verazzi | produzione ATIR Teatro Ringhiera in collaborazione con TeatroLaCucina | con il sostegno di NEXT 2018

«Come è già accaduto con la compagnia “Eco di fondo” per lo spettacolo La sirenetta, anche in questo lavoro di Chiara Stoppa e Valentina Picello – che non sono una compagnia ma un duo di fatto per antica e appassionata amicizia e comune sentire teatrale – ho deciso di portare il mio sguardo un po’ da esterno all’interno del loro laboratorio creativo. Anche qui non si parte da un testo ma insieme all’attore e drammaturgo Carlo Guasconi il copione si costruisce giorno per giorno, prova per prova, facendo raccontare, recitare, cantare, esprimersi Chiara e Valentina. Se questo modo di creare un spettacolo mi è nuovo e piuttosto ignoto e anche per questo mi incuriosisce, quello che invece non mi è nuovo per nulla è il tema di questo lavoro. La morte a teatro, la coesistenza dei vivi e dei morti, il morire e il dover rialzarsi perché è tutto per finta e domani si ricomincia, tutto questo mi risuona. Come anche il chiedersi dove si va, se si va, in qualche luogo o in qualche tempo, dopo morti; come i vivi pensano ai morti e come forse i morti si occupano dei vivi. Sentire discutere Chiara e Valentina su le morti, anche le loro, mi porta inesorabilmente a pensare alle mie, a quelli che non ci sono più, a quanto è prezioso e delicato esserci e soprattutto a quanto il teatro ci salva, portandoci fuori delle ferree leggi della natura e della Storia. Per lasciarci lì dove tutto esiste per un istante e per sempre, perché finita una storia la si può sempre riraccontare, o raccontarne di nuove, in un eterno e poi, e poi…»

da martedì 22 a domenica 27 gennaio 2019 – Teatro Elfo Puccini / Sala Shakespeare

ANTIGONE

di Sofocle | regia di Gigi Dall’Aglio | traduzione e adattamento a cura di Maddalena Giovannelli
 in collaborazione con Alice Patrioli e Nicola Fogazzi | con Aram Kian, Carla Manzon, Stefano Orlandi, Francesca Porrini, David Remondini, Arianna Scommegna, Sandra Zoccolan | 
scene Emanuela Dall’Aglio, Federica Pellati | costumi Katarina Vukcevic | 
supervisione artistica alle scene e ai costumi Emanuela Dall’Aglio | luci Giancarlo Salvatori | produzione ATIR Teatro Ringhiera con la collaborazione di Fondazione Teatro Donizetti

-INSERITO IN INVITO A TEATRO-

«Il senso contemporaneo di Antigone sta nella natura e nella forma dialettica del confronto.
Non è un confronto tra posizioni di potere. Antigone non offre una soluzione politica alternativa a Creonte, ma è l’annuncio che una tesi politica, maturata nelle regole del pensiero, ed espressa attraverso la sacralità della parola nel momento in cui prende forma nella polis, scopre che la sua compiutezza si manifesta solo grazie alle sue aporie.
Cosa posso chiedere agli attori, alla musica, alla scrittura scenica se non di concorrere, ciascuno con la quota politica che gli compete, per rivelare proprio l’origine di questo dibattito che arriva fino a noi ancora irrisolto? E’ un dibattito sul bisogno devastante degli umani di aggregarsi, di lottare, di confrontarsi e di scegliere il proprio destino. Il miracolo è che questo confronto serrato, quando fu creato per il Teatro più di duemila anni fa, veniva proposto proprio nel momento storico in cui la società che lo ha espresso dibatteva le tecniche del pensiero, le turbative risposte della filosofia, i meccanismi della dialettica e le forme sociali e politiche del convivere

Sulla scena oggi viene accolta la responsabilità di chi la abita, purché compia lo sforzo di riconoscersi nella parola originaria e di portarla con semplicità e chiarezza al potenziale che quella parola può ancora offrirci quando ci illumina sulla durezza e sull’ambiguità delle prove cui tuttora siamo chiamati.

Con Antigone gli attori possono veramente vivere la consapevolezza che il Teatro si presenta come farmaco contro le tentazioni arroganti che si stabiliscono nel confronto fra regole e tradizione, tra realtà e irrealtà, tra democrazia e altro”.»

venerdì 1 e sabato 2 febbraio 2019 – Alta Luce Teatro

UN ALT(R)O EVEREST

di e con Mattia Fabris e Jacopo Maria Bicocchi | scene Maria Spazzi | luci Alessandro Verazzi | scelte musicali Sandra Zoccolan | assistenti alla scenografia Erika Giuliano e Marta Vianello | produzione ATIR Teatro Ringhiera | con il sostegno di NEXT 2016

Jim Davidson e Mike Price sono due amici. Sono una cordata. Nel 1992 decidono di scalare la loro montagna: il Monte Rainier nello stato di Washington, Stati Uniti. Il sogno di una vita, una vetta ambita da ogni scalatore, un passaggio obbligatorio per chi, nato in America, vuole definirsi Alpinista. “The Mountain” come la chiamano a Seattle. Ma le cose non sono mai come ce le aspettiamo e quella scalata non sarà solo la conquista di una vetta. Sarà un punto di non ritorno, un cammino impensato dentro alle profondità del loro legame, un viaggio che durerà ben più dei 4 giorni impiegati per raggiungere la cima.

Un alt(r)o Everest è una storia vera, non è una storia famosa, da essa non è stato tratto nessun film, ma potrebbe essere la storia di ognuno di noi. E forse lo è. Proprio per la sua spietata semplicità. Una storia che racconta le difficoltà e i passaggi obbligatori che la vita ci mette davanti. Crepacci. Non possiamo voltarci dall’altra parte e non possiamo giraci intorno ma solo attraversarli. Due amici, due vite, due destini indissolubili.

da giovedì 21 febbraio a domenica 3 marzo 2019 – Teatro Carcano Centro d’Arte Contemporanea

LE ALLEGRE COMARI DI WINDSOR

di William Shakespeare | adattamento Edoardo Erba | regia Serena Sinigaglia | con Mila Boeri, Annagaia Marchioro, Chiara Stoppa, Virginia Zini, Giulia Bertasi | scene Federica Pellati
 | costumi Katarina Vukcevic | consulente musicale Federica Falasconi | assistente alla regia Giada Ulivi | coproduzione Fondazione Teatro di Napoli/Teatro Bellini e ATIR Teatro Ringhiera
-INSERITO IN INVITO A TEATRO-    

La scrittura di Edoardo Erba e la regia di Serena Sinigaglia riadattano, tagliano e montano con ironia Le allegre comari di Windsor innestando brani, suonati e cantati dal vivo, dal Falstaff di Verdi.
In scena solo la signora Page, la signora Ford, la giovane Anne Page e la serva Quickly, che danno parola anche ai personaggi maschili, assenti ma molto presenti: mariti, amanti e soprattutto il più grande, non solo per stazza, Falstaff. Da lui tutto comincia e con lui tutto finisce. Le lettere d’amore che il Cavaliere invia identiche alle signore Page e Ford sono lo stimolo per trasformare il solito barboso e very british pomeriggio di tè in uno scatenato gioco dell’immaginazione, del desiderio, del divertimento. “Punire” quel porco di Falstaff, che osa far loro esplicite richieste d’amore, diventa il grimaldello per sentirsi ancora vive. Senza Falstaff, non ci sarebbe divertimento o sfogo per le signore Page e Ford, che – come le Desperate Housewives – sono donne di mezza età, borghesi, annoiate e un pizzico bigotte, con routine consolidate, mariti assenti e desideri sopiti.

«Per la sua ostentata dissolutezza in Falstaff si possono scorgere dei tratti di Don Giovanni e respirare aria buona di libertà; nella sua evidente ‘decadenza’ si rispecchia quanto di più umano e disarmato si possa concepire» – ci racconta Serena Sinigaglia, la quale ha voluto in scena anche una fisarmonicista che, oltre a suonare dal vivo le note di Verdi, interpreta Fenton, il grande amore di Anne – «un ruolo “en travesti” – prosegue la regista – come vuole la tradizione shakespeariana (ma al contrario!)».

da martedì 19 a domenica 24 marzo 2019 – Teatro Elfo Puccini / Sala Bausch

ISABEL GREEN

progetto e regia Serena Sinigaglia | testo Emanuele Aldrovandi | con Maria Pilar Pérez Aspa | scene Maria Spazzi | luci Alessandro Barbieri | fonico e voce fuori campo Gianluigi Guarino | musiche originali Pietro Caramelli | produzione ATIR Teatro Ringhiera | con il sostegno di NEXT 2017 | in collaborazione con centro teatrale MaMimò

Isabel Green, una grande star di Hollywood, ha appena vinto il premio Oscar come “miglior attrice protagonista”. È sul palco del Dolby Theater, con in mano la statuetta che sognava fin da quando era bambina e inizia il suo discorso di accettazione. Ma i ringraziamenti, che dovrebbero durare al massimo quarantacinque secondi, si protraggono in un continuo rilancio tragicomico e paradossale. Mentre inventa improbabili campagne umanitarie o manda messaggi in diretta al figlio che non vede da anni – tutto con lo scopo di restare sul palco qualche minuto in più – Isabel si rende progressivamente conto della sua condizione: ha dedicato tutta la vita alla sua più grande passione, ha raggiunto la fama e il successo, ha realizzato se stessa, ma adesso non ce la fa più. È stanca.

venerdì 5 e sabato 6 aprile 2019 – Il Cielo Sotto Milano

TRAGICI A PEZZI

Tragicomica parabola di un messaggero, di classica reminiscenza (anche se ho fatto lo scientifico)
di e con Omar Nedjari | costumi e scene di Marina Conti | produzione ATIR Teatro Ringhiera

Ogni tragedia greca degna di questo nome ha almeno un messaggero, che arriva solo quando sono tutti morti… O ciechi… O pazzi. Un monito a chi crede che il ritardo non sia una tragedia. Non ha nome: a volte è solo messaggero, se gli va bene è l’Araldo, se gli va di lusso è “araldo di Creonte”. Se invece è sfortunato è “secondo messaggero” e finisce che il messaggio l’hanno già consegnato… “Non puoi scrivere una tragedia senza messaggero!” diceva spesso Aristotele ad Alessandro Magno, che riuscì a conquistare la Grecia proprio perché nessuno li aveva avvertiti. Eppure il messaggero con la notizia dell’arrivo degli invasori era arrivato in tempo! Avrebbe potuto avvertire la città, la Grecia intera… Ma tradizione vuole che il messaggio debba essere preceduto dal racconto dei fatti e fedele alla tradizione il messaggero iniziò dalla partenza di Agamennone per Troia… Questa è la sua storia.  Un viaggio paradossale nella storia della Grecia e della sua letteratura drammatica, dalla Tragedia alla Commedia, per scoprire i retroscena dei nostri miti, gli ultimi gossip sui personaggi famosi del tempo, nell’attesa che l’invasore ci conquisti…

sabato 4 maggio 2019 – PIME Milano

PER ASPERA AD ASTRA. Omaggio a Mia Martini – anteprima

di e con Matilde Facheris, Virginia Zini e Sandra Zoccolan | chitarre Gipo Gurrado | violoncello Saverio Gliozzi | pianoforte Mell Morcone | produzione ATIR Teatro Ringhiera

Domenica Rita Adriana Berté, in arte Mia Martini, è stata una delle voci femminili più belle ed espressive della musica italiana, caratterizzata da una fortissima intensità espressiva: “Una voce con il sangue, con la carne”.

Tre attrici e cantanti cercano di restituirne la grandezza e la fragilità con un racconto variegato che spazia dalle sue splendide canzoni (dalle più conosciute ai gioielli nascosti), fino a ricordi personali, racconti e testimonianze dei suoi tanti amici artisti, fra cui la amata e odiata sorella Loredana Berté e naturalmente Ivano Fossati, autore di molte sue canzoni, compagno fondamentale di bellissimi progetti artistici e di una travagliata e profonda storia d’amore. Mia Martini era un’anima mediterranea, calda, solare, ma sembra averla sempre accompagnata uno strano senso di solitudine. Momenti bui e periodi luminosi. Il difficile e profondo rapporto con il padre, l’esperienza del carcere, la terribile nomea di “iettatrice”, diffusasi nel mondo dello spettacolo, data dall’invidia per quella voce così potente, nuova e commovente; ma anche la capacità di riproporsi e di ricominciare da capo, ogni volta. Un racconto in musica e parole di una delle voci più intense delle musica italiana. Un omaggio. Un ritratto. Un dono.

da sabato 11 a domenica 19 maggio 2019 – Teatro della Cooperativa

QUI CITTA’ DI M.

di Piero Colaprico | con Arianna Scommegna | regia Serena Sinigaglia | scene Maria Spazzi | luci Alessandro Verazzi | produzione ATIR Teatro Ringhiera

«Quando vivi in una città dove: 1) non si respira 2) non si vede 3) non si ascolta, arrivi a chiederti… Perché ci resto ancora? Cosa ci faccio qui? E perché ci sono affezionata? Cosa mi porta ad amare qualcosa che mi respinge? Solo perché ci sono nata? Possibile? Da tanto voglio parlare di questa stupenda e misera città che mi ha insegnato a vivere, questa città brutta, questa città che in pochi hanno osato cantare, questa città che mi ha saputo dare dei valori e che poi me li ha sbattuti in faccia come boomerang, li ha capovolti, rigirati, rinnegati, questa città che è cambiata troppo e che noi, gli abitanti, ancora stentiamo a capire quanto. Questa città di M. dove tutto è possibile e niente lo è davvero a parte il business… Ma solo quello di passaggio e preferibilmente straniero!  Qui città di M. è ambientato a Milano e vuole essere una riflessione aperta su questa città che nel giro di soli quindici anni ha cambiato radicalmente volto.

In conclusione Qui città di M. siamo noi, le nostre paure, il grigio dell’asfalto, i fantasmi di chi non c’è più, la paura del diverso, del traffico, della bomba, dello smog, del buio, il disagio di chi vorrebbe il sole e il mare e trova solo nebbia e idroscalo, le sue periferie in cerca di un centro di gravità permanente, San Siro, i suoi locali bauscia, il rampantismo, la dignità silenziosa di persone come Ambrosoli, le banche, i giochi in borsa ma soprattutto la gente, sì, quelli che ogni giorno si domandano che cosa ci stanno a fare in questo schifo di città di M. e poi…Ci restano, incollati, imperterriti anzi agguerriti, alla ricerca di un sogno che forse li potrebbe salvare…O forse, invece, uccidere…»

CONTATTI TEATRI

  1. Aprés – Coup via Privata della Braida 5, Milano tel. 02.38243105
  2. Spazio IN Opera Liquida Via Circonvallazione est – Parco Idroscalo Riviera est, Segrate – operaliquida@gmail.com
  3. Teatro Verdi via Pastrengo 16, Milano tel. 02.27002476 – prenotazioni@teatrodelburatto.it
  4. Teatro Carcano c.so di Porta Romana 63 Milano tel. 02.55181377 / 02.55181362 – info@teatrocarcano.com
  5. Piccolo Teatro Studio Melato via Rivoli 6 Milano tel. 02.42411889
  6. Teatro Gerolamo piazza Cesare Beccaria 8 Milano tel. 02.45388221 – biglietteria@teatrogerolamo.it
  7. TeatroLaCucina – Olinda via Ippocrate 45 Milano tel. 02.87390039 – prenotazioni@atirteatroringhiera.it
  8. Teatro Elfo Puccini c.so Buenos Aires 33 Milano tel. 02.00660606 – biglietteria@elfo.org
  9. Alta Luce Teatro Alzaia Naviglio Grande 192 Milano tel. 348.7076093 – alt@altaluceteatro.com
  10. Il Cielo Sotto Milano mezzanino stazione p.ta Vittoria – viale Molise/ via Monte Ortigara tel. 339.1039043
  11. PIME Milano via Mosè Bianchi 94 Milano tel. 02.438221
  12. Teatro Bruno Munari via Giovanni Bovio 5 Milano tel. 02.27002476prenotazioni@teatrodelburatto.it
  13. Teatro della Cooperativa via Privata Hermada 8 Milano tel. 02.6420761 – info@teatrodellacooperativa.it
  14. Pacta dei Teatri / Salone di via Dini via Ulisse Dini 7 Milanotel. 02.87390039 – sociale@atirteatroringhiera.it

Come arrivare al Teatro Ringhiera, Milano

Teatro Ringhiera– Via Pietro Boifava, 17, 20142 Milano MI

Anna Bruno

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