Teatro Linguaggicreativi: stagione 2019/2020

La stagione 2019/20 di Teatro Linguaggicreativi di Milano, diretto da Simona Migliori e Paolo Trotti, si intitolerà Stagione DIECI, in onore dei primi dieci anni di attività.

Teatro LinguaggicreativiTeatro Linguaggicreativi

Dopo Incipit, Non facciamo rumore facciamo cultura, Al di sopra dei nostri mezzi, Oltre ogni pudore, Eppur si muove, Senza perdere la tenerezza, Strappando la gioia ai giorni futuri, Con la dannata voglia, Stagione Urgente!, Teatro Linguaggicreativi è arrivato alla decima stagione, e per celebrare questo importante traguardo la stagione è intitolata DIECI.

La stagione conta 22 spettacoli, di cui 2 produzioni di Linguaggicreativi e 8 debutti, 2 concerti e 2 eventi.

Programmazione Teatro Linguaggicreativi, Milano

4 ottobre 2019

INAUGURAZIONE DELLA STAGIONE

con i direttori artistici Simona Migliori e Paolo Trotti

e gli artisti ospiti in Stagione

Ogni anno organizziamo una grande festa d’inaugurazione a ingresso gratuito con un aperitivo, un momento conviviale e di cambio tra il pubblico e gli artisti in stagione. 

11, 12 ottobre 2019

LE CONFESSIONI – DI MONICA A SANT’AGOSTINO

uno spettacolo di Lorena Senestro

tratto da “Le Confessioni” di Sant’Agostino

di e con Lorena Senestro

cura del suono Riccardo Di Gianni, con brani ispirati alle musiche di Arvo Part

disegno luci Fabio Bonfanti

regia Massimo Betti Merlin

produzione La Caduta

in collaborazione con Casa Fools

con il sostegno di MIBACT e Regione Piemonte

 

“Amava la mia presenza al suo fianco come tutte le madri, ma molto più di molte madri [ … ] piangeva e gemeva e i suoi tormenti rivelavano l’eredità di Eva” (Sant’Agostino, Le Confessioni, Libro V).

Le Confessioni, scritte nel 398 D.C., sono il capolavoro di Agostino d’Ippona, santo, filosofo e padre riconosciuto del pensiero moderno. Sono una lunga conversazione con Dio scritta per essere letta a viva voce, un cammino fra gli eterni e immutabili problemi esistenziali e la cura della propria anima.

Riprendendo le parole, i temi e la forma de Le Confessioni Lorena Senestro dà voce alla madre di Agostino, Monica, figura dibattuta e contraddittoria poi proclamata santa per aver condotto il figlio alla fede. È lei che, rivolgendosi al figlio invece che a Dio, si confessa di fronte al pubblico: un dialogo vivo, illuminato, che conduce gli spettatori ad una riflessione sui limiti e sulle speranze dell’esistenza.

Monica è una madre apprensiva e severa, completamente dedita alla conversione del figlio primogenito al Cristianesimo, un figlio adorato più di Dio! L’attrice, anche autrice della drammaturgia, sceglie alcuni temi di fondo delle Confessioni: l’amore mortale e la sua declinazione nel rapporto genitore-figlio, l’ambizione, la vecchiaia e la memoria – luogo mitico dove Agostino fa dimorare la felicità. 

18, 19, 20 ottobre 2019

UN’ORA DI NIENTE

di e con Paolo Faroni

assistente alla regia Alessia Stefanini

supervisione ai testi Massimo Canepa

foto Michela Piccinini

produzione Blusclint

 

Un’ora di niente è un monologo comico sul conflitto tra natura e spirito, tra eccezionalità e quotidianità, tra bisogni e sogni e di come tutti questi conflitti trovino nell’amore il loro campo di battaglia. L’amore come l’atto creativo e gratuito per eccellenza, l’amore che ispira la poesia e che domina su tutto e allo stesso tempo su niente. Uno svolazzo della fantasia, uno sberleffo all’esistenza, la quale altro non è se non “il tempo che passa dal giorno in cui ti danno un nome al giorno in cui lo scrivono su una pietra”.

L’unica vera rivoluzione, come scrisse Majakovskij, che pure aveva cantato ben altra rivoluzione: “L’amore è il cuore di tutte le cose. Se cessa di funzionare tutto si atrofizza, diventa superfluo, inutile”.

Mescolando narrazione e stand up comedy, cabaret e prosa, Paolo Faroni si avventura in un flusso di coscienza potentemente comico e poetico che non fa sconti a nessuno, in primis a se stesso: dagli amori platonici alle perversioni sessuali, il monologo racconta il continuo sballottamento tra desiderio di elevarsi e istinto animale dell’autore, all’insegna di un’esistenza che è insieme “paradiso e schifezze”. Un monologo à la Pazienza, che passa da uno stile a un altro, usando come unico collante l’ironia e la sua regola aurea: una gravità velata di leggerezza. Un monologo recitato da un Mercuzio vestito a festa a cui il pubblico può rispondere come Romeo: “Taci, ti prego, tu parli di niente”.  Già. Io parlo di sogni. 

25, 26, 27 ottobre 2019

UNA VITA DABADAN DABADAN

Uno spettacolo comico di Ciccio Rigoli e Costanza Bongiorni
Con Ciccio Rigoli e Chibo
Produzione SLAM Factory

Racconta Ciccio Rigoli: «Ho 12 anni, sono su un autobus che scende da Camigliatello Silano di ritorno dalla gita della scuola media. Mentre intorno a me esplodono lotte tra preadolescenti esagitati, io ho un walkman, le cuffie e la cassetta di Umberto Tozzi che mi ha prestato mio fratello dicendo testualmente: “Se la rovini ti uccido”. Per la prima volta mi approccio alla magia di parole come: “Notte rosa, sembra esplosa”.

Non rovinai la cassetta allora, ma Umberto Tozzi provò in diversi modi a rovinarmi la vita da allora in poi, senza per fortuna riuscirci mai. In qualche modo, Umberto Tozzi ha attraversato ogni momento della mia vita. Dalla gita della scuola media a 12 anni fino al colloquio di lavoro con il mio futuro capo conclusosi con una discussione appassionante sulla costante presenza degli operai nella poetica di Umberto Tozzi e Giancarlo Bigazzi.

Non è uno spettacolo su Umberto Tozzi, però. Le sue canzoni diventano solo un pretesto per ragionare su quello che è successo a noi e al mondo attorno a noi negli ultimi 30 anni. Un pretesto per raccontare episodi, aneddoti, e in più analizzare le canzoni del nostro cantautore preferito utilizzando uno degli strumenti più temuti della contemporaneità: la presentazione in PowerPoint».

Uno spettacolo che mischia racconto, appunti sulla linguistica di De Saussure, azione cattolica, avvistamenti di alieni e Marco Masini. Un leggio da cui declamare il testo di “Stella stai”, uno spazio in cui raccontare che, per quanto siamo cambiati e cresciuti, quando parte “Gloria” non possiamo esimerci dal cantarla.

Sul palco ci sono Ciccio Rigoli, performer, poeta e raccontatore, e Chibo, giovane cantante e comica con un promettente futuro ma non molto convinta della grandezza come cantautore di Umberto Tozzi. Riuscirà Ciccio a convincerla che ci troviamo di fronte a un uomo che, sue testuali parole, “Se fosse nato a Liverpool sarebbe stato il quinto dei Beatles”? 

8, 9, 10 novembre 2019

BUIO

scritto, diretto e interpretato da Valentina Paiano e Vanessa Korn

assistente alla regia Veronica Dariol

musiche e sound design FA.DE Music Production

produzione Compagnia Teatro Binario 7

“Davvero la speranza che offriamo ai nostri figli è così esile?

Ma che mondo stiamo costruendo?” Camille è una ragazza francese di 16 anni: intelligente, determinata, sportiva, con un’innata sensibilità per le ingiustizie sociali. Amal è una ragazza jihadista di 16 anni, una bambina in grembo, due volte vedova. Quello che forse non è facile capire è che Camille e Amal sono la stessa persona.

Irretita sul web, Camille si converte alla religione musulmana, appoggia l’integralismo islamico e fugge in Siria, alla volta del paradiso che le era stato raccontato attraverso i social network gestiti dalla propaganda jihadista. Ma una volta in Siria deve fare i conti con la guerra vera, i bombardamenti e la violenza. Solo per amore della bambina che ha in grembo, decide di fuggire e tornare in Francia ed affrontare il difficile reinserimento. Ma non c’è solo lei in questa trasformazione. La sua conversione, la sua fuga, il suo ritorno hanno lasciato segni indelebili sulle persone che le sono sempre state accanto: la madre, la sorella, il secondo marito, la professoressa di storia, la compagna di classe che raccontano, a loro volta, il loro punto di vista. Quello su cui non restano dubbi, nemmeno in Amal, senza giudizi di tipo religioso né moralistico, è il riconoscimento della forza della vita sulla morte, dell’amore sulla violenza.

Uno spettacolo che parla degli effetti del cybercrimine, affrontando quella fase delicata dell’adolescenza in cui si aspira ad una società diversa e migliore, l’affiorare dei primi sogni ideali per i quali, in maniera troppo impulsiva e inconsapevole, si è disposti a lottare e sacrificarsi. Il desiderio di costruire un futuro, il proprio avvenire, un mondo migliore con quel misto di presunzione, arroganza e meraviglia che appartiene all’età giovanile. Le prime lotte con gli adulti e con l’immagine della società a cui si inizia ad appartenere senza ancora esserne parte attiva. Camille rappresenta l’idealismo, la sensibilità alle ingiustizie, la voglia di cambiare le cose, di provarci, di cambiare la visione disperata del mondo in un luogo dove crescere, dove alimentare i propri sogni e lottare per dar senso alla propria vita.

15, 16 novembre 2019

OMU CANI

monologo teatrale di e con Davide Dolores

scritto, diretto e interpretato da Davide Dolores

musiche originali di Riccardo Russo

sonorizzazioni Salvino Martinciglio

consulenza storica e drammaturgica Pippo Dolores

disegno luci Davide Dolores, Clara Stocchero

foto di scena Lina Padovan

Produzione Dedalo Furioso e Matàz Teatro

All’inizio del 1940 compare a Mazara del Vallo, in provincia di Trapani, un misterioso clochard che nessuno conosce. Vive randagio per la città, ed è per questo motivo che gli abitanti prendono a chiamarlo “omu cani”, uomo cane. Questo personaggio, tuttavia, non è un mendicante qualunque perché ha modi e atteggiamenti di una dignità che lo distingue dagli altri che come lui hanno deciso di allontanarsi dalla società. Inoltre, a quanto pare, parla un italiano perfetto ed è molto abile in matematica.

Pochi anni prima, nel 1938, il grande fisico nucleare catanese Ettore Majorana era scomparso misteriosamente sul traghetto che da Palermo lo stava riportando a Napoli. A Mazara del Vallo iniziano così a circolare voci sempre più insistenti sulla vera identità dell’omu cani. Pur partendo da questa e da altre incredibili coincidenze, il monologo non vuole indagare una vicenda storica che è stata già chiarita ufficialmente dagli inquirenti.  L’obiettivo è piuttosto quello di far conoscere la figura dell’omu cani nella sua capacità di osservare il mondo da un punto di vista diverso, alternativo (esattamente come Ettore Majorana), vivendo da cane ma senza perdere mai la sua umanità. Anzi, forse vivendo da cane proprio per riscoprirla, l’umanità, ancor di più in tempi come questi in cui i “diversi”, gli “sconosciuti” provenienti dall’Africa e dal Medio Oriente vengono a bussare alle porte dell’Europa. Un monologo di narrazione che muovendo da una storia particolare, vissuta da una città, Mazara del Vallo, a confini dell’Europa ma al centro del Mediterraneo, cerca di invitare ad una riflessione di respiro universale. 

17 novembre 2019

IL LIBRO DEL CUORE – BOOKCITY

reading spettacolare all’interno di Bookcity 2019

con gli allievi della Scuola di Teatro Linguaggicreativi

Per Bookcity 2019, invitiamo i cittadini di ogni età a Teatro Linguaggicreativi ad un momento collettivo di scambio e ascolto, condividendo, attraverso la lettura ad alta voce, un incipit o un brano, una poesia, un passo particolare, tratto dal proprio libro del cuore per condividere insieme la passione della lettura. Nel foyer del Teatro sarà allestito un punto bookcrossing con scambio di libri “Porta un libro e prendi un libro”. 

18 novembre 2019

FÅGELLE E CRUSHED CURCUMA IN CONCERTO

Opening act Crushed Curcuma (h 20:30) e a seguire Fågelle (h 21:15)

Concerto in occasione della Milano Music Week 2019

In collaborazione con Swamp Booking, Teatro Linguaggicreativi ospita – per la prima volta su Milano – Fågelle in concerto.

Fågelle è il progetto musicale dietro il quale si muove Klara Andersson, giovane cantautrice e polistrumentista di Gothenburg, Svezia. A Linguaggicreativi presenterà il suo album di debutto “Helvetesdagar” uscito quest’anno per Bengans Records e prodotto in collaborazione con Henryk Lipp (Anna von Hausswolff, Millencolin). “Helvetesdagar” è un’esperienza sonora avvolgente che attraverso l’uso di chitarre, campioni, sintetizzatori e il cantato in svedese di Klara ci racconta il presente e le sue contraddizioni a cavallo tra melodie pop, contaminazioni noise e sound art. Un album inquieto e caotico, dolce e pensoso che ricorda lontanamente certe sonorità care a Bjork e Sigur Ros e che giustamente è stato descritto dalla critica come un “morbido pugno in faccia”.

In apertura i Crushed Curcuma, duo strumentale di Biella formato da Nicolò Tescari (elettronica) e Mattia Rodighiero (sax). Dopo aver condiviso l’esperienza di un collettivo di musica sperimentale per quasi dieci anni, decidono di dar vita ad un progetto che racchiuda tutte le esperienze sonore vissute da entrambi. La strumentazione elettronica (sampler e synth) si fonde così al sax baritono dando vita ad un vortice psichedelico guidato da ritmi elettronici urbani. Il loro primo album “Tinval” (masterizzato da James Plotkin) è uscito a Maggio 2018 per Kono Dischi. 

22, 23 novembre 2019

CREATURAMIA…

scritto, diretto e interpretato da Marianna Esposito

produzione TeatRing

“Creaturamia…” è un omaggio al coraggio e all’ottimismo di una madre, che lotta e sogna e ride e cade, ma resta in piedi e spera in un futuro migliore nell’odissea di un figlio tossicodipendente. Non è semplicemente una storia di dipendenza da droga. è una storia di forza, ottimismo e dolore miscelati nel corpo di una madre che combatte smuovendo le montagne del destino.

Il personaggio di Marina è tragicomico, goffo, grottesco, reale e il pubblico, con lei, ride e piange allo stesso tempo. “Creaturamia…”è un omaggio a tutti i “lottatori d’amore”.  Il vero eroismo è nella lotta. La vittoria, è solo lotteria.

In scena una stanza vuota. Abitata solo da ricordi. In scena una madre, senza figlio, che srotola i ricordi del suo ottimismo disperato.

24 novembre 2019

MOBY DICK E ALTRE BALLATE DEL MARE

Di e con Federico Sirianni & Giorgio Olmoti

Un racconto in musica ispirato ai grandi narratori dell’epica di mare.

Un viaggio che imbarca gli spettatori su un’immaginaria baleniera o su un vecchio tramp steamer (quei cargo di scarso tonnellaggio non appartenenti a grandi compagnie di navigazione, che viaggiano di porto in porto cercando carichi occasionali da trasportare) per raccontare attraverso la narrazione e le canzoni, la grande avventura dell’essere umano che si trova ad essere allo stesso tempo Ismaele e Achab, il vecchio marinaio e il gabbiere Maqroll, alle prese con i venti contrari e la bonaccia, gli albatros e i mostri marini, bussole impazzite e ammutinamenti.

Le parole di Melville, Coleridge, Mutis, Conrad, Enzensberger si muovono come canti di sirene dal Pequood al Bounty, dall’Alcion al Titanic attraverso il racconto avventuroso e febbrile di Giorgio Olmoti e le canzoni originali di Federico Sirianni, accompagnate dalla fisarmonica di Matteo Castellan.

29, 30 novembre 2019

ABBRACCIAMI, PIRLA

di e con Fabrizio Bianchi e Alessandro Grima

regia di Luca Rodella

scenografia di Bìu Lab

voice Over di Luciano Mastellari

Produzione Viandanti Teatranti

Una strada deserta, due poveri cristi, un ponte. Abbracciami, pirla è la storia di un incontro fortuito e fatale. Fausto, un trentaquattrenne disoccupato con il vizio delle scommesse e Angelo, un trentenne professore di Fisica, hanno solo una cosa in comune: farla finita da quel ponte.

Per un’imprevista beffa del destino si ritrovano però, contro il loro volere, ad essere l’uno l’angelo custode dell’altro, senza averne la minima convinzione o l’esperienza per poterlo essere. Si scatena così tra i due una successione di ostacoli paradossali e grotteschi, poetici e talvolta tragicomici, che li porta ad oscillare tra la vita e la morte, tra cielo e terra, amicizia e odio; fino alla più misteriosa domanda fondamentale: come colmare i nostri vuoti interiori? Lo spunto iniziale del progetto Abbracciami, Pirla nasce dai tristi fatti di cronaca che vedono il ponte di Paderno d’Adda (LC) protagonista di numerosi casi di suicidio, tanto da essere ribattezzato “Il ponte dei suicidi” per le anime che ha visto trapassare.

A queste tragiche vicende si aggiunga anche la notizia di due ragazzi trentenni che, in un appartamento di Milano, decisero di morire insieme. Col rispetto dovuto alle fonti originali, nasce nei due attori la volontà di raccontare i vuoti che chiunque può avere, con un taglio che possa essere non solo riflessivo ma anche fortemente ironico. La drammaturgia così spazia su piani differenti, dalla pungente comicità sull’assurda routine della vita di tutti i giorni, alla tragedia imminente; dall’introspezione del singolo personaggio, al viaggio totalmente surreale e fantastico nei mondi che sarebbero potuti accadere e non sono, invece, mai accaduti.

In scena solo quello che serve: un tappeto stradale che funga da ring, una pedana con lampione sul vuoto, una via di fuga. Il resto è lasciato agli attori, perché la decisione ultima va presa solamente sperimentando il calore o la delusione di un contatto umano. Dall’alto sporgono delle file di lucine bianche a pioggia sopra tutto lo spazio scenico, di diversa intensità all’occorrenza, come stelle che nella loro attenta immensità osserva no impotenti la vita di questi piccoli uomini.

Qualche breve estratto in voice off dal Libro di Giobbe intorno alla vacuità della nostra esistenza scandisce le fasi di questa assurda nottata senza tempo. Una notte che per Fausto e Angelo potrebbe durare un solo istante o una vita intera.

1 dicembre 2019

CON TANTO AMORE, MARIO.

di Paola Tintinelli

con Paola Tintinelli

produzione ASTORRITINTINELLIteatro

Mario è un nome comune per un uomo comune, Mario è un ex postino senza età, che vive il momento finale della vita o forse dà fine ad una “vita” per ricominciarne un’altra nuova. Uno spettacolo muto e in bianco e nero. Il titolo richiama una canzone di Mario Abbate (Con tanto amore), utilizzata nello spettacolo insieme alla canzone Mario di Enzo Jannacci e ad una radio che trasmette “previsioni del tempo”.

Spiega Paola Tintinelli: “Mario è un personaggio che mi accompagna da molti anni. In fondo non lo definirei spettacolo…è come un block note… Sono annotazioni di problemi brucianti, di idee, scoperte, invenzioni, progetti, concezioni, partiture, materiali, attività parallele… lettere, giornali, calendari, indirizzi date, mappe di viaggio, incontri, …niente. La storia è “una” storia, “mille” storie, la “mia” storia. Il luogo è una stanza o un angolo di una strada, un armadietto…l’anticamera della morte.” 

6, 7 dicembre 2019

Stay Hungry – Indagine Di Un Affamato

Di Angelo Campolo

con Angelo Campolo

Produzione Compagnia DAF Teatro dell’esatta fantasia

Spettacolo vincitore de NoLo Fringe Festival

Un racconto che avvince, passo dopo passo, antiretorico, tagliente, lontano da buonismi di maniera, sinceramente reali nei fatti e nei sentimenti.  Un’esperienza di vita narrata in prima persona dal punto di vista di un teatrante alle prese con i laboratori di integrazione sociale. Un viaggio a contatto con storie di vita estreme, solo in apparenza lontane da noi.

La compilazione di un ennesimo bando a tema sociale diventa il pretesto per il racconto aperto al pubblico dell’avventura di Angelo, attore e regista messinese, impegnato in un percorso di ricerca teatrale nei centri di accoglienza in riva allo stretto. Il monito di Steve Jobs, “Stay Hungry”, risuona in chiave beffarda nel caleidoscopio di storie umane, da Nord a Sud, che attraversano i ricordi di questa autobiografia, in cui vittime e carnefici si confondono, bene e male sono divisi da confini incerti e tutti i personaggi sono segnati, ciascuno a suo modo, da una “fame” di amore e conoscenza, in un tempo di vuoti che diventano voragini.

Tre anni di vita, tra il 2015 e il 2018, diventano il racconto di un’Italia che schizofrenicamente ha aperto e poi richiuso le porte dell’accoglienza, lasciando per strada storie, sogni, progetti, relazioni umane avviate al grido (eccessivamente entusiastico) di Integrazione. Nel racconto di Angelo, teatranti e migranti si ritrovano insieme, sempre con minor occasione di colmare la propria fame di vita e di senso in una società come la nostra, ritrovando nel gioco del teatro un’arma inaspettata per affrontare la vita.

12 dicembre 2019

piazza fontana. una storia d’amore

di Simona Migliori e Paolo Trotti

con Simona Migliori, Amedeo Romeo, Michele Agrifoglio, Paolo Trespidi e musica dal vivo di Danilo Gallo

regia Paolo Trotti

Produzione Teatro Linguaggicreativi

In occasione del 50° anniversario della strage di Piazza Fontana, torna in scena il reading-spettacolo “Piazza Fontana, una storia d’amore”.

La vicenda prende spunto nel suo svolgimento sia dalla canzone di Herbert Pagani “Albergo a ore”, sia dall’intramontabile tragedia di Shakespeare “Romeo e Giulietta”. La storia d’amore, ambientata a Milano nel 1969, ci accompagna dall’incontro tra un uomo e una donna, un Romeo e una Giulietta moderni e milanesi, alla scoperta della loro relazione impossibile perché entrambi sono sposati e hanno una famiglia, in un’epoca in cui in Italia lo sposarsi non per amore era un’abitudine diffusa e il divorzio illegale. Esisteva ancora, infatti, il reato di adulterio (la moglie adultera era condannata alla reclusione). Vediamo i due amanti incontrarsi, innamorarsi, rincorrersi per i luoghi di Milano, darsi ogni giorno appuntamento di nascosto in Piazza Fontana, poi decidere di scappare e coronare il loro sogno proprio il 12 dicembre, giorno dell’esplosione della bomba terroristica.

A questo primo filone drammaturgico si intreccia la storia di Milano nei cinque giorni che precedono lo scoppio della bomba: il clima sociale, culturale, politico di quegli anni. Questi contributi testuali sono stati scritti per noi da importanti esponenti della cultura milanese come Eugenio Finardi noto cantautore milanese, Piero Colaprico scrittore giornalista, Letizia Russo drammaturga e altri ancora. A loro abbiamo chiesto di scrivere appositamente per noi dei brevi racconti riguardanti il loro ricordo di Milano del 1969, e in particolare del 12 dicembre e dei giorni che seguirono, per raccontare l’impatto che un fatto così importante per Milano ha lasciato sul clima emotivo e sociale, sul modo di abitare la nostra bella città dei suoi abitanti dopo un fatto così doloroso.

10, 11, 12 gennaio 2020

VINCENZO

di e con Stefano Iagulli
collaborazione registica Elisabetta Raimondi Lucchetti
scene e costumi Olga Mantegazza
Progetto sostenuto da Periferie Artistiche- Centro di Residenza Multidisciplinare della Regione Lazio
In collaborazione con Teatro Linguaggicreativi e Lab121
Monologo vincitore della Menzione Speciale al Premio Giovani Realtà del Teatro 2018
Selezione Strabismi Festival 2019

È il 14 agosto di un anno poco importante in un paesino sul mare della Puglia. È il giorno della Madonna dell’Altomare, la festa patronale.  Ed è il giorno che, in quell’estate dei suoi 14 anni, Vincenzo ha atteso di più con ansia, gioia, speranza, paura (anzi terrore vero e proprio). Vincenzo quel giorno ha un piano e non c’è tempo da perdere.  Quello è IL giorno, l’ultimo e il primo.

A raccontare questa storia è un narratore che dà voce, a volte corpo, a volte solo ombra, ai variopinti personaggi che costellano questa giornata speciale nella vita di Vincenzo. Sette capitoli, sette personaggi. Guest star: la Madonna dell’Altomare. Boom, boom, boom, colpi di cannone. Non c’è più tempo.

17, 18, 19 gennaio 2020

MURATORI

di Edoardo Erba

con Giuditta Costantini, Ludovico Fededegni e Federico Rubino

regia Fiammetta Perugi

“Muratori” è una commedia che ha come protagonisti Fiore e Germano, due muratori dei bassifondi romani. Sognando “di fa i mijoni” decidono di investire in una ditta di spurghi. Per iniziare a racimolare il capitale iniziale accettano di intrufolarsi nella notte in un teatro chiuso. Dovranno costruire un muro abusivo sul palco che separi il teatro dal magazzino del supermercato accanto. Durante questa notte i due vengono ammaliati dall’incantevole signorina Giulia, figlia di August Strindberg, e dal mistero del teatro. In bilico fra il reale e l’onirico, “Muratori” parla di noi e del nostro essere persone imperfette e in continua crisi. I due personaggi, rappresentano non solo una condizione sociale, sottolineata dal dialetto romanesco, ma anche le speranze e le aspettative che accomunano molte persone. 

24, 25 gennaio 2020

I DON’T WANNA FORGET

di Francesco Bressan e Marina Romondia

con Francesco Bressan e Marina Romondia

produzione Bressan Romondia

“Non sono una guardona, non mi sono imbucata, questa è la mia festa, la mia famiglia, la mia storia, la mia memoria…”.  Nan Goldin

“I don’t wanna forget” parte da una storia che non è ancora finita, e che forse non ha nemmeno un inizio. È qualcosa che somiglia più ad un album di foto di famiglia che a una narrazione, ha i colori delle soffitte, quando la polvere si alza e scopre le cose e sporca la luce. Si è aperto uno spazio fatto di immagini e volti e momenti, e siamo entrati in quel luogo trovandoci facce che abbiamo amato, sorrisi che non sorridono più, qualche pianto. Un pezzo di storia, ma di chi? C’è una fotografa che non smette mai di scattare, si chiama Nan. Non l’abbiamo mai incontrata, non è un’amica che conosciamo. Non conosciamo nessuna di quelle vite che sono restate impresse sulle sue pellicole. Mi ricordo però che. Non so perché ma ora mi viene in mente che. In scena solo scatoloni. Forse non c’è nulla da raccontare. Ma le storie, i ricordi, arrivano un po’ per caso e possiamo solo osservare dove si depositeranno. “I don’t wanna forget” è quel momento lì, quell’attesa. 

31 gennaio, 1, 2 febbraio 2020

PIERO.

di Elisa Campoverde e Marco Ottolini

con Elisa Campoverde e Marco Ottolini

produzione CampoverdeOttolini

Pietro Sanua muore all’alba del 4 Febbraio 1995 a pochi passi dal mercato di Corsico con un colpo di lupara in testa, che una Fiat Punto grigia scarica contro l’abitacolo del suo furgone. A fianco a lui Lorenzo, il figlio ventenne. Alle sue spalle il carico per la giornata di mercato, stipato sul furgone. Dal giorno della sua morte non si conoscono ancora i nomi dei mandanti e degli esecutori materiali di quell’omicidio. Dal 2010, il suo nome è all’interno dell’elenco delle vittime innocenti delle mafie.

La Milano che fa da sfondo alla sua storia è una città in pieno fermento, composta da immigrati meridionali trasferiti al nord per migliorare il proprio destino e convinti che l’impegno e il rispetto delle regole siano la strada giusta da percorrere. Una città che dagli anni 60 vive un’enorme crescita economica e demografica.

Ma i grandi palazzi che ospitano le nuove forze lavorative sono anche i contesti dove inizia a crescere la presenza ‘ndranghetista che, in meno di 30 anni, come testimonia l’operazione Duomo Connection, parte dalle rapine tra i supermercati della periferia, passa dai palazzi della Milano Bene di Via Vincenzo Monti per arrivare fino alla sede nazionale del PSI.

In questi stessi anni Piero si traferisce a Milano per trovare quell’occasione che in Basilicata non avrebbe mai incontrato; inizia a vendere fiori agli angoli delle strade, apre il suo primo banco al mercato, ne diventa fiduciario, incontra l’amore di Francesca per poi vederlo messo in crisi giocandoselo a carte, apre la prima sede milanese del centro antiracket SOS Impresa, si candida alle elezioni amministrative, diventa padre di famiglia e garante del lavoro degli altri ambulanti, come sindacalista.

Ma in quegli anni la mafia sfiora ogni cosa. In quegli anni nella periferia ovest di Milano ti capita di incontrare la mafia bevendoti un caffè. Camminando per strada. Tra i banchi di frutta e verdura. Il mercato per Piero è un luogo di lavoro, la sua quotidianità ma è anche l’ambiente in cui può esprimersi e, con ostinazione, far sentire la sua voce. Una voce schietta in un brulicare di suoni, dove i pensieri sono ovattati e le accuse arrivano indistinte. Una confusione di intenti che lascia spazi alle zone grigie della criminalità. Pietro Sanua o Piero, come lo chiamano tutti, è un immigrato, un commerciante, un sindacalista, un politico, un tifoso del Milan, un padre e un marito. Questa è semplicemente la storia di un uomo.

14 febbraio 2020

IL PEGGIOR APPUNTAMENTO DELLA TUA VITA

Happening di San Valentino a cura di Teatro Linguaggicreativi

“Qual è stato l’appuntamento peggiore della tua vita?”. Dopo aver raccolto le risposte del pubblico, gli attori selezioneranno i peggiori appuntamenti e li metteranno in scena improvvisando sul palco. Uno spettacolo speciale per trascorrere la serata di San Valentino in modo originale e divertente.

21,22 febbraio 2020

MI ABBATTO E SONO FELICE

Di Daniele Ronco (ispirandosi a La decrescita felice di Maurizio Pallante)

con Daniele Ronco

regia Marco Cavicchioli

elementi di scena Piero Ronco, Federico Merula, Lorenzo Rota

realizzato con il sostegno di Teatro Tangram, Fondazione Piemonte dal Vivo, Città di Orbassano, Comune di Cumiana

produzione Mulino ad arte

Disagio, crisi, scarsa produttività, povertà, inquinamento, surriscaldamento globale, etc..  Ma come, nell’era del benessere ci sono tutti questi problemi?! La felicità dell’uomo occidentale pare essere direttamente proporzionale a quanto produce e quanto consuma: producendo si ottiene denaro e più denaro si possiede, più si consuma e ci si sente felici. Siamo certi di questa affermazione? Molti di noi avrebbero la risposta pronta, ma a parole siamo bravi tutti. Sono i fatti quelli che contano. Pensiamo per un attimo alla tensione che scorre all’ora di punta nei centri delle città, quando basta un clacson per far scoppiare una rissa.

L’unica ancora di salvezza è l’Amore. L’unica variabile impazzita, l’unica variabile a sfuggire alle leggi della fisica e della chimica. L’amore per se stessi, per le altre creature e per il pianeta che ci ospita potrà salvarci da un declino altrimenti inarrestabile. L’amore non costa, non crea PIL, non inquina, è scomodo perché fa ammalare di meno, perché sfugge alle statistiche, perché non è tassabile, almeno per ora.  “Mi abbatto e sono felice” non utilizza energia elettrica in maniera tradizionale. Si autoalimenta grazie allo sforzo prodotto dall’attore in scena, che pedalando per un’ora intera su una bicicletta recuperata nel garage del nonno, fa girare una dinamo collegata ad un faro, che si illumina a seconda dell’intensità della pedalata. Non sono presenti altri elementi scenici, i costumi sono essenziali e originali di nonno Michele. Le musiche sono live. E’ lo stesso attore ad accompagnare il pubblico in alcune esperienze sensoriali, suonando uno strumento a percussione in legno, realizzato a mano da un artigiano africano. Lo spettacolo si presta a stimolanti sinergie con enti che si occupano delle questioni legate alla salvaguardia dell’ambiente, all’eco-sostenibilità, alla decrescita felice. L’intenzione è quella di sensibilizzare trasversalmente la cittadinanza, attraendo anche un pubblico solitamente non avvezzo al teatro. 

28, 29 febbraio, 1 marzo 2020

COME LA ROCCIA, L’ACQUA, LA NEVE

di Gabriele Genovese

con Gabriele Genovese

regia Elisabetta Carosio

produzione Compagnia Lumen. Progetti, arti, teatro.

L’immagine delle vergini giurate è il nucleo di partenza della narrazione. Si tratta di una tradizione albanese, un rituale sociale che permetteva alle donne che decidevano di ricorrervi di essere a tutti gli effetti riconosciute come uomini in società guadagnando innumerevoli diritti e giurando in cambio di mantenere la propria verginità per tutta la vita. La vergine giurata prendeva gli abiti di un uomo, tagliava i propri capelli e poteva iniziare a condurre una vita da uomo senza che nessuno mettesse in discussione il nuovo stato di cose. Ma l’identità è un fatto intimo o sociale? Cosa ci influenza di più? Il nostro sguardo o quello altrui? Seguiamo la vicenda di una vergine che fugge dal suo paese per arrivare sulle rive di un paese straniero: l’Italia, la Puglia. Un paese con altre tradizioni, un paese con un altro sguardo. Esiste in Puglia, tra brindisi e Lecce la leggenda di una donna, che sposatasi col suo amato e contro il volere dei propri fratelli venne arsa viva da questi in una masseria nelle campagne. Si racconta che questa donna che aveva fortemente seguito il proprio desiderio riappaia illuminando le campagne di un pallore lunare in prossimità di vecchi cascinali abbandonati. Tre ragazzini che non sanno niente dell’amore, delle donne e della vita vogliono incontrare questo fantasma, ma le loro storie e i loro sguardi finiranno per incontrarsi con la storia della vergine fuggita dal suo Paese e che in queste campagne trova un’altra sé stessa. Con questo spettacolo vogliamo avvicinarci al mistero del maschile e del femminile celebrando la forza e la sacralità di entrambi senza rinunciare al sorriso che accompagna tutta la trilogia del Sud Fantastico di cui questo testo è conclusione.

6, 7, 8 marzo 2020

LA SIGNORA CON IL CAGNOLINO

di Anton Cechov

con Sara Donzelli

regia Giorgio Zorcù

produzione Accademia Mutamenti

“Si diceva che sul lungomare fosse comparso un nuovo personaggio: la signora col cagnolino”. Inizia così il più celebre e fortunato racconto di Anton Cechov, scritto nel 1898, prima dell’ultima grande stagione teatrale di Zio Vanja, Tre sorelle, Il giardino dei ciliegi. Nella sua apparente pacatezza “La signora col cagnolino” è un vulcano in fermento: i temi si rivelano per azioni e luoghi quotidiani che fanno riverberare segni universali; la parola poetica crea un mondo riflesso che scolpisce e dà vita a personaggi, situazioni, volti, emozioni e li proietta in una profondità lontana.

Lo spettacolo è un monologo al femminile: Sara Donzelli interpreta Anna Sergéevna che anni dopo rievoca e rivive la vicenda che le ha rivoluzionato la vita. In scena si passa dalla distanza narrativa della terza persona all’immediatezza bruciante del qui ed ora, all’immedesimazione in prima persona; dall’orizzontalità dei micro atti concreti del quotidiano alla verticalità delle connessioni metafisiche. Come nel silenzio incantato di Oreanda, località vicina a Yalta, sulla panchina sopra al mare che Anna e Gùrov raggiungono in carrozza all’alba, dopo la loro prima notte d’amore. L’uomo e la donna assistono e ascoltano il mistero eterno del moto delle onde, sotto di loro; l’animo si placa, il tempo si ferma, e non c’è bisogno di parole: tutto è chiaro, e tutto è velato. Quando ritroveranno la parola sarà per dire che «è ora di tornare».

Scampoli, attimi dell’esistenza: i primi avvistamenti in lontananza, lei sul lungomare lui seduto al Caffè Vernet che si mandano segnali come due radar nel cosmo; il corteggiamento che ha il suo apice all’arrivo del piroscafo sul molo, col suono delle sirene in mezzo alla folla festosa; l’addio alla stazione dei treni come in un film di Ozu; la ripresa della routine di Mosca che rivela a lui in modo insopportabile e definitivo l’insipienza di quella vita, paragonata a quella più segreta dell’amore; l’inseguimento per scale e corridoi nel teatro della città di lei, fino all’anfratto buio dove di nuovo stringersi in un abbraccio, occhi umidi e parole tenere che suggellano il ritrovamento.

20, 21 marzo 2020

NINA. Un soggetto per un breve racconto

di Fabrizio Visconti e Rossella Rapisarda

con Rossella Rapisarda

regia Fabrizio Visconti

scene e costumi Ulisse Pantaleone

disegno luci Fabrizio Visconti

un progetto La Gare

produzione Eccentrici Dadarò

Vincitore Premio Nazionale Calandra 2013 come Migliore Spettacolo

Vincitore Premio Nazionale Calandra 2013 come Migliore Attrice

Un’attrice e un personaggio, un fantasma, ma a volte, in teatro, i fantasmi sono “più vivi e più veri d’ogni cosa viva e vera”. Attraverso atmosfere rarefatte e momenti comici, il pubblico diventa partner intimo di un dialogo che tocca profondamente il tema del mistero dell’uomo e delle sue scelte, il mistero di questa insanabile e commovente sospensione tra terra e cielo, tra richiamo verso l’alto e bisogno di radici, celebrando così l’Amore per la vita che seduce e spinge oltre, fino ad affermare con Cechov: “Com’è tutto meravigliosamente mescolato in questa vita..”. 

26, 27, 28, 29 marzo 2020

TIRESIA – UOMO, DONNA, GIOVANE, VECCHIO

testo e regia di Paolo Trotti

con Federica Gelosa

aiuto regia Fiammetta Perugi

elaborazioni video di Gabriele Santi

produzione Teatro Linguaggicreativi

La nuova produzione di Teatro Linguaggicreativi sarà un monologo ispirato a Tiresia, scritto e diretto da Paolo Trotti con l’attrice Federica Gelosa, con musica dal vivo.

3, 4, 5 aprile 2020

SOGNO AMERICANO. CHAPTER2#TENNESSEE

Tratto dalle opere di Tennessee Williams

Drammaturgia di Zeno Piovesan

Regia di Manuel Renga

Con Francesco Leschiera e cast in via di definizione

Scene e costumi di Paola Ghiano e Francesco Leschiera

Una produzione Teatro del Simposio 

Il progetto Sogno americano nasce dalla volontà di Francesco Leschiera, Manuel Renga ed Ettore Distasio di raccontare un periodo storico che si riflette ancora oggi sulla società occidentale, attraverso tre autori tra i più importanti del novecento americano. Il racconto di una società in bilico, sull’orlo del burrone caratterizzata da luci e ombre fortissime: ricchezza e povertà, amore e odio, alcol e sobrietà, fantasmi della notte e angeli del giorno. Il racconto della vita, delle storie e delle opere di tre grandi autori: Raymond Carver, Tennessee Williams e Truman Capote.

Ogni capitolo ha una drammaturgia originale che prende le mosse dalla vita degli autori, dalla relazione con la società americana del 900, dalle loro opere e dai loro personaggi, mescolando e rappresentando sulla scena un complesso mosaico, stratificato, proprio come lo erano questi controversi autori. Il secondo capitolo è dedicato a Tennessee Williams. 

17, 18, 19 aprile 2020

LA TIMIDEZZA DELLA CORONA

di Alice Redini

con Alice Redini

«Ho trovato un titolo che mi piace. È un titolo che – se allontanato dal fenomeno a cui si riferisce – mi fa pensare a tante cose, e voglio che mantenga questa apertura. Mi avvalgo quindi della facoltà di non argomentare e chiedo aiuto a parole non mie, almeno per adesso, e mi scuso con il possibile lettore di questo messaggio, che spero mi capirà e perdonerà, anche solo per il fatto di essere mio parente. Perché chiunque stia leggendo questo mio farneticare è presumibilmente un Homo sapiens – la specie sapiens (intelligente) del genere Homo (uomo).

E un Homo sapiens appartiene a una famiglia. La mia famiglia. Una famiglia che è davvero una grande famiglia. Una famiglia vasta e rumorosa. Tra i nostri parenti prossimi ci sono pure scimpanzé, gorilla e orangutan. I più vicini sono gli scimpanzé.

Anche se Homo sapiens ha preferito a lungo considerarsi un essere a parte rispetto agli altri animali: un orfano senza fratelli o cugini e, cosa più importante di tutte, senza genitori. Ma appena 6 milioni di anni fa, un’unica scimmia femmina ebbe due figlie. Una fu la progenitrice di tutti gli scimpanzé, l’altra la nostra nonna. Quindi – a parte questa digressione – perdonatemi se non mi sforzo in preamboli e formalismi vari, almeno tra di noi… scimpanzé compresi. Posso dirvi che sarà una semplice serata, in famiglia. Abbiate fiducia».

INFO E BIGLIETTERIA

TEATRO LINGUAGGICREATIVI

Via Eugenio Villoresi, 26 20143 – Milano (MM2 Romolo)

BIGLIETTI

Intero: 15 euro
Studenti e under 26: 10 euro
Over 65: 10 euro
Convenzionati: 12 euro

TESSERA: per assistere agli spettacoli di Teatro Linguaggicreativi è necessario possedere la tessera associativa dell’anno in corso.

Come arrivare al Teatro Linguaggicreativi, Milano

Spettacoli Teatro Linguaggicreativi


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