“Avevo un bel pallone rosso” al Teatro Piccolo Bellini di Napoli

Avevo un bel pallone rosso, storia di Margherita e Mara nel cinquantesimo anniversario del 1968 un nuovo allestimento del testo di Angela Dematté con la regia di Carmelo Rifici. Dall’11 al 16 dicembre al Teatro Piccolo Bellini di Napoli.

Avevo un bel pallone rosso - foto Luca Del PiaAvevo un bel pallone rosso - foto Luca Del Pia

A otto anni dalla prima messinscena e dopo essere stato applaudito in Francia, Svizzera, Lussemburgo e Belgio per quattro stagioni consecutive (in un allestimento firmato da Michel Dydim che si è aggiudicato il prestigioso Premio Molière), Carmelo Rifici e Angela Demattè riallestiscono il loro Avevo un bel pallone rosso. Dall’11 al 16 dicembre al Teatro Piccolo Bellini di Napoli.

Prosegue la tournèe di Avevo un bel pallone rosso. Dopo essere stato applaudito in Francia, Svizzera, Lussemburgo e Belgio per quattro stagioni (dal 2012 al 2016 per la regia di Michel Dydim, con Richard Bohringer e Romane Bohringer) il testo di Angela Dematté torna in Italia in occasione del cinquantesimo anniversario del 1968, in una nuova edizione prodotta da LuganoInScena, con la regia di Carmelo Rifici.

Non è casuale che decidano di farlo nell’anno che segna il 50° anniversario delle contestazioni del ‘68. Margherita è una giovane ragazza cattolica nata in una cittadina del Trentino che, trasferitasi a Milano, diventa in pochi anni “Mara”, leader delle Brigate Rosse. Lo spettacolo, attraverso la messinscena delle conversazioni tra lei e suo padre, racconta la storia di Margherita e delinea il rapporto intimo, concreto e drammatico tra un padre e una figlia, che si mescola con la storia del nostro paese.

“Avevo un bel pallone rosso e blu, ch’era la gioia e la delizia mia. S’è rotto il filo e m’è scappato via, in alto, in alto, su sempre più su. Son fortunati in cielo i bimbi buoni, volan tutti lassù quei bei palloni”: così scriveva la piccola Margherita nei suoi quaderni d’infanzia. Una filastrocca che è quasi un’inquietante allegoria di quello che sarà il destino della sua vita. Questa bambina sarà da tutti conosciuta con il nome di battaglia “Mara”.

Attraverso i dialoghi tra Margherita e suo padre, si racconta la vicenda di una ragazza cattolica nata in una città di montagna, poi diventata una delle fondatrici delle Brigate Rosse. Soprattutto, si delinea il rapporto concreto e drammatico tra un padre e una figlia, segnato da un affetto profondo, nel quale tuttavia la storia e le scelte personali scaveranno un solco terribile.

Carmelo Rifici, dopo sette anni dal suo debutto, torna a questo testo dove tutto, dai dialoghi ai silenzi, conduce lo spettatore nelle atmosfere degli anni di piombo, attraverso un’indagine lucida e dolorosa dei rapporti familiari.

Lo spettacolo è costruito su uno spazio scenico semplice ma necessario per lo sviluppo del rapporto tra Margherita e suo padre, tutto lo spettacolo in realtà tende esclusivamente a muoversi tra le maglie di questo rapporto. Il testo di Angela Demattè sembra voler esemplificare la vicenda umana di Mara Cagol, dai suoi studi universitari di sociologia a Trento alla sua tragica morte, avvenuta il 5 giugno 1975 nel corso di uno scontro a fuoco coi carabinieri, presso la cascina Spiotta d’Arzello dov’era stato nascosto l’industriale Vittorio Vallarino Gancia, sequestrato il giorno precedente dal nucleo brigatista.

In realtà la storia delle BR è un pretesto usato dall’autrice per addentrarsi in un terreno più fecondo e misterioso: quello delle relazioni umane profonde e dell’impossibilità della relazione. Senza dimenticare i luoghi della difficile relazione, Trento e Milano. A Trento Mara è Margherita, figlia e studentessa, a Milano Margherita è Mara, combattente membro del comitato esecutivo delle Brigate Rosse. A Trento Margherita parla in dialetto e si pone di fronte al padre con il dubbioso sentimento di amore e di ribellione, a Milano Mara parla un italiano burocraticamente ideologico e si pone di fronte al padre senza dubbi e con l’assoluto amore verso la causa brigatista. A Trento il padre parla in dialetto e il suo dialogo impossibile con Margherita è basato sull’amore assoluto verso i figli, la famiglia, la religione cattolica e il lavoro, un amore assoluto che rifiuta il relativismo emozionale, rifiuta il personale.

A Milano il padre non sa più in che lingua parlare e cerca in Mara un sentimento filiale ormai impossibile da recuperare. Lo spettacolo tratta dell’impossibilità del linguaggio, che si palesa nel cancro alla bocca che ucciderà il padre, bocca dalla quale non uscirà mai la parola Amore, e nella perdita della lingua natale di Margherita, senza la quale è impossibile veicolare gli affetti più cari. Carmelo Rifici

Durata 1h e 20min.

Info Spettacolo

Teatro Piccolo Bellini, dall’11 al 16 dicembre

Avevo un bel pallone rosso

di Angela Demattè

Testo vincitore del Premio Riccione 2009 e del Premio Golden Graal 2010, e del prestigioso premio Molière per l’allestimento francese

regia Carmelo Rifici

scene e costumi Paolo Di Benedetto

musiche Zeno Gabaglio

luci Pamela Cantatore

video Roberto Mucchiut

con Andrea Castelli e Francesca Porrini

produzione LuganoInScena, TPE Teatro Piemonte Europa, CTB Centro Teatrale Bresciano, in coproduzione con LAC Lugano Arte Cultura

Orari: feriali ore 21:15, giovedì ore 19:00, domenica ore 18:30, lunedì riposo
Prezzi:
18€ intero, 15€ ridotto, 10€ Under29

Teatro Bellini

from to
Teatro Teatro Napoli
Teatro Bellini, Via Conte di Ruvo, Napoli Mappa
Alessandra Bernadeschi

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