Renato Zero, recensione di “Alt”

Se persino chi scrive, da assidua appassionata di questo grandissimo artista, ha provato inadeguatezza di fronte all’ascolto di “Alt”, lasciate ogni speranza, voi che leggerete la recensione dell’ultimo lavoro di Renato Zero Alt”.

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L’album è stato anticipato da due meravigliose canzoni: “Chiedi” e “Gli anni miei raccontano“. Piccole storie, ben scritte, intrise di un pop teatrale, come solo lui può permettersi di fare.

Quattordici i brani inediti, dove sono evidenziati in maniera netta e a volte disillusa, la violenza, la fede, i giovani d’oggi, il lavoro precario e dulcis in fundo, la nostra politica.

“Alt” è un disco che viene partorito dalla produzione di Renato Zero e Danilo Madonia, con pezzi scritti in collaborazione ad autori e compositori come Vincenzo Incenzo, Danilo Madonia, Maurizio Fabrizio, Phil Palmer e Luca Chiaravalli, per citarne alcuni.

Iniziare l’ascolto di “Alt” è come camminare in quel famoso negozio di cristalli, con la paura che a ogni passo che fai diventi per magia un elefante…

C’è una tristezza di fondo, un po’ di dolcezza, e molto intimismo, come un mero presagio dell’apocalisse, nelle tracce ” Il cielo è degli angeli” e “Gesù“.
Scorrendo i brani, il profumo di denuncia sociale si fa sempre più concreto con “In questo misero Show” dove viene evidenziata la figura dell’artista ormai ridotta quasi al nulla, il tutto evidenziato da un soffice blues.  

Le sonorità in “Alt” sono ben evidenziate, molta la varietà di suoni, si passa dal funk al pop buttando un occhio a suoni decisamente latini. Ma quello che coinvolge di più l’ascoltatore sono i testi, belli, incisivi, crudi ma anche liberatori. 

“La voce che ti do” è una perla di rara bellezza, si parla della vita, dei segni indelebili che sono lasciati nell’anima dalle proprie esperienze, ma in questo disco si parla anche d’innamoramento, come il pezzo “Perché non mi porti con te” un perfetto tango che è avvolto da semplici parole, quelle di innamorarsi sempre, senza regole, senza pensarci nemmeno un istante. 

“In apparenza”, è quasi un messaggio autobiografico, evidenziato a tratti da una lunga sofferenza.
Il cd scorre e incanta con “Il tuo sorriso” dedicata dall’artista all’umanità, un’umanità ormai assopita da un sonno quasi irreversibile.

Renato Zero punge le coscienze politiche con “Nemici miei”: <<Quando è comodo il sedere la poltrona non si lascia proprio no. Siamo tutti stanchi.Tutti scoraggiati e affranti.Quanto prendi per  tenerci in pugno tu?>>

“Alt” di Renato Zero è un disco multiforme, denso, complesso, stracolmo di testi perfetti, in cui trovano spazio tutte le diverse anime del suo creatore.

Ci sarebbe da dire ancora su “Alt” di Renato Zero, ma ciascuno saprà, ascoltandolo, ritagliarsi un suo angolo preferito in un disco che palesa, senza dubbi, un talento unico.  

Punteggio: 10

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