Miele, recensione di Occhi

Si intitola “Occhi” il primo mini album di Miele,  un disco estremamente dolce amaro. 

 

OcchiSette le tracce racchiuse in quest’album come se fosse un diario tutto da leggere, dove si segnano le migliori esperienze ma anche le più brutte, le giornate più difficili, o le più rosee speranze; canzoni

Sette le tracce racchiuse in quest’album come se fosse un diario tutto da leggere, dove si segnano le migliori esperienze ma anche le più brutte, le giornate più difficili, o le più rosee speranze; canzoni dunque che scandiscono amore, rabbia  e fragilità con una leggerezza da manuale, quasi una sottile modernità premonitrice.La stessa modernità che la giuria dell’Ariston di quest’anno non ha compreso appieno…
Manuela Paruzzo questo il suo vero nome ci accompagna durante i brani con una voce morbida e nello stesso tempo incazzata,  a volte dura, a volte compassionevole .
Si ascoltano i brani e ci accorgiamo che sono 22 minuti e  18 secondi di storie interessanti e ben raccontate, a parte il pezzo “Grande figlio di puttana” che già conosciamo bene  perché storico brano scritto da Lucio Dalla e gli Stadio.
“Mentre ti parlo” che abbiamo ascoltato ampiamente è un brano scritto a quattro mani da Miele insieme al grande Andrea Rodini.
Il pezzo è bello, intenso, eseguito con una voce profonda capace di tirare fuori tutto quello che a volte rimane dentro di noi, la musica con un pianoforte che scandisce le note come un orologio è magnifico.
In “M’ama non m’ama”  la cantautrice decide in maniera netta di calcare voce e suoni e ci riesce in pieno.
E’ il momento della canzone “Questa strada”  un pezzo molto interessante, la classica ciliegina sulla torta di questo bel disco.
Arriva quasi in sordina per poi esplodere la traccia “Mastica”, è anche qui troviamo un pezzo che fa guadagnare punti al disco.
Nel penultimo brano dal titolo “Gli occhi per vedere”  l’artista ha un’interpretazione intensissima ed estremamente rarefatta, riesce ad attirare l’attenzione dell’ascoltatore estendendo il più possibile il ritmo e la melodia con un lieve tono intimista.
“Parole al vento” è l’ultima canzone del disco eseguita con strumentazione classica, voce e piano.
In “Occhi” si innesca un meccanismo strano, una sorta di incantesimo che fa diventare ogni canzone ascoltata unica, lasciando decisamente un segno nel cuore dell’ascoltatore.

Punteggio: 8

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