Michael Bublè, recensione di Crazy Love

Crazy love di Michael Bublè è pura seduzione. E’ roba che brucia di romanticismo.

Michael BublèNel suo ultimo album dal titolo Crazy Love, Michael Bublè sceglie di cantare una manciata di ottime cover perfettamente reinterpretate, più due inediti.Play.L’inizio è con Cry me a river: il brano è stupefacente, leggero e

Nel suo ultimo album dal titolo Crazy Love, Michael Bublè sceglie di cantare una manciata di ottime cover perfettamente reinterpretate, più due inediti.
Play.
L’inizio è con Cry me a river: il brano è stupefacente, leggero e delicato come una farfalla che posa le ali delle sua musica in ritmi leggeri ed atmosfere sognanti, con l’introduzione di un’orchestra sublime di fiati, legni e ottoni.
In All of me, secondo pezzo del disco, si ascolta un Michael Bublè fresco e spumeggiante, dove un pianoforte che introduce il pezzo segue Bublè passo passo divertendosi in note che sprizzano di puro swing.
Il valore della buona musica continua con il terzo brano dal titolo Georgia on my mind, la reinterpretazione di Bublè in questo pezzo è romantica e ben tornita, come nella migliore tradizione nera del jazz delle origini: il cantante fa sì che la rivisitazione della canzone in questione risulti calda e porosa.
Michael Bublè intesse splendidi arazzi di note anche nei brani Crazy love, che regala il titolo al disco, o Haven’t met you yet, punta di diamante del cd che ha fatto anche da air play radiofonico, scritto da Bublè con Alan Chang e Amy Foster.
Continuano le danze con All I do is dream of you, Old on, Heartache tonight e You’re nobody till somebody loves you, che subito dichiarano all’ascoltatore le coordinate stilistiche su cui si basa il grande performer Michael che con la migliore tradizione jazz fusion, riletta con grande intelligenza, ci trascina tra spazzole rullanti, violini, pianoforti, trombe e quant’altro nel magico mondo del Jazz più originale.
Baby (You’ve got what it takes) e At this moment, decima e undicesima traccia iniziano con incroci particolari di strumenti, dove la predisposizione ritmica è, a seconda dei casi, pacata ma non rarefatta, swingante senza essere aggressiva; ci ritroviamo un pò sognatori, invece, quando le note della splendida ed indimenticabile Stardust inizia a farci sentire un Michal Bublè che la canta in versione davvero singolare insieme al gruppo vocale dei Naturally 7, che esprimono il loro distinto stile a cappella chiamato Vocal Play.
Whatever it takes chiude l’album: la canzone è una piccola gemma di alta qualità, che sembra riassumere da una parte gli stilemi espressivi del grande jazz e dall’altra un percorso in stile pop.
Stop.
Che altro aggiungere? Chapeau, Michael Bublè.

Punteggio: 10

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