Massimiliano Larocca, recensione di “Qualcuno Stanotte”

Qualcuno Stanotte è il nuovo lavoro discografico del cantautore toscano Massimiliano Larocca.

Qualcuno Stanotte di Massimiliano LaroccaQualcuno STanotte di Massimiliano Larocca arriva a quattro anni dal precedente Chupadero! che segnò l’esordio del supergruppo Barnetti Bros Band formato con Massimo Bubola, Andrea Parodi e Jono Manson.12 tracce inedite più Blue Jeans &

Qualcuno STanotte di Massimiliano Larocca arriva a quattro anni dal precedente Chupadero! che segnò l’esordio del supergruppo Barnetti Bros Band formato con Massimo Bubola, Andrea Parodi e Jono Manson.
12 tracce inedite più Blue Jeans & White T-Shirt, cover dei Gaslight Anthem che si trasforma in  Piccolo Eden con un’ideale divisione nel mezzo dettata dallo strumentale Interludio: Il grande caldo: il tutto è frutto del fortunato connubio artistico con Antonio Gramentieri, chitarrista-produttore mente dei Sacri Cuori.
In questo disco Larocca ha voluto un po’ distaccarsi da un certo folk rock americano alla Dylan che era stata caratteristica portante dei suoi due precedenti album.
Qualcuno Stanotte affascina sin dal primo ascolto con atmosfere avvolgenti, le tante storie che lo compongono, i suoni ricchi e semplici al tempo stesso, elettrici ed acustici, conditi dal tocco dei fiati e dalla sezione ritmica dei Sacri Cuori che ne arricchiscono la magia.
L’arte è di casa qui: letteratura e cinema si incontrano nei personaggi che animano le varie canzoni. Grande classe anche nella scelta della grafica, a partire dalla cover che cita quelle della Blue Note  e di tanti capolavori del jazz americano degli anni’40 e ’50 senza farne poi tanto mistero.
Già …. l’America di cui si sente l’eco nel mondo di Larocca: qualcuno potrebbe obiettare sulla mancanza di originalità di certe sonorità, ma perché qualcuno crea musica nuova oggi? Certo che no, allora ben venga chi si rifà ai grandi maestri del genere statunitense e ne fa tesoro per tirare fuori un disco che è un assoluto gioiello per gli appassionati del genere.
Si parte col rock alla Springsteen di Angelina per poi passare subito al brano più “cool” dell’intero lavoro, Scarpe di lavoro che profuma di Morphine ed esalta la capacità di Larocca di fare sue certi dettagli stilistici con grande personalità.
Il lato da cantastorie viene fuori con maestria nella jazzata Le luci della città (magnifico il suono della tromba che si incrocia con la chitarra “american style”).
Magnifici perdenti è l’episodio più radiofonico, forse fin troppo easy rispetto al resto del disco.
La successiva Strade perdute riporta Larocca sulla retta via: canzone cupa ma di grande fascino che non avrebbe sfigurato in uno dei tanti capolavori di Van Morrison.
La breve Sottomondo è un esempio di come in poco meno di due minuti sia possibile stupire.
Coraggiosa la scelta di Invisibili come singolo di lancio: si discosta infatti completamente rispetto alle altre canzoni e può spiazzare l’ascoltatore.
La ballata rock Nella città degli angeli, dedicata a Firenze, apre la seconda parte dell’album e qui il suono delle chitarre diventa protagonista assoluto.
Ti porto con me è il momento più delicato con i suoi tocchi elettro-acustici.
Niente amore (in questa città) risente troppo di un certo manierismo pop- rock all’italiana.
Si chiude con Dopo il diluvio, un ideale senso di speranza nella vita ( meraviglioso il coro finale “Troveremo un’altra strada nel buio quando arriverà il diluvio”).
Si consiglia caldamente “Qualcuno Stanotte”: ne rimarrete avvolti e diventerà vostro compagno di viaggio inseparabile …        
 
di Piero Vittoria

Punteggio: 8

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