Kings of Leon in concerto a Bologna: recensione

Molto positivo il concerto dei Kings of Leon in Italia: la band dei fratelli Followill si è esibita a Bologna, nonostante alcuni problemi tecnici e il loro relativo successo nel nostro Paese. Ecco una recensione del concerto dei Kings of Leon a Bologna.

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Andrea ha assistito al concerto dei Kings of Leon a Bologna e ha fissato le sue impressioni sulla serata in questa recensione:
“C’è un aforisma che amo particolarmente che recita “Less is more”, traducibile grezzamente in “fai di meno e avrai di più”: è il caposaldo del minimalismo, ben rappresentato dal tour europeo dei Kings of Leon, che hanno fatto tappa venerdì 3 dicembre al Futurshow Station di Bologna per il primo concerto italiano del 2010.
Mi spiego meglio: di questi tempi è abbastanza raro trovare un gruppo rock mainstream (loro lo sono diventati da poco) che anziché stupire il suo pubblico con effetti speciali cerca di farlo solo e unicamente con la musica. Pink Floyd e U2 hanno insegnato a un’intera generazione di rock band più o meno indie che non appena è economicamente possibile diventa necessario allestire un tour-carrozzone con scenografie circensi, per stordire il pubblico con l’effetto scenico e visivo di un concerto, un aspetto che spesso sovrasta la musica.
Al contrario i Kings of Leon (preceduti dai notevoli americani The Whigs) si sono presentati sul palco con il proverbiale “telo nero e quattro luci”. Non proprio quattro, in realtà, ma un muro di riflettori di ogni forma e colore piazzati dietro agli strumenti, e tre piccoli schermi per permettere ai più lontani di vedere cosa stesse succedendo sul palco. Niente di più: niente ballerini, niente megaschermi ultra-tecnologici, niente costruzioni improbabili.
Il minimalismo dei quattro della famiglia Followill – tre fratelli (il cantante Caleb, il batterista Nathan e il bassista Jared) e un cugino di primo grado (il chitarrista Matthew) – si può andare a ricercare anche nella scarsa durata del concerto: poco più di un’ora e mezza, che per un gruppo con cinque album in repertorio fa pensare che potessero fare qualcosa in più, sebbene questo dato è anche dovuto alla breve durata media delle canzoni dei Kings of Leon e all’abitudine di Caleb di non perdersi molto in chiacchiere nè in strane improvvisazioni.
Due terzi delle ventuno canzoni suonate sono state pescate dagli ultimi due lavori della band di Franklin, Tennessee: il gettonatissimo Only by the Night e l’ultimo nato Come Around Sundown. Solo sette brani, invece, sono stati scelti dai primi tre album, Youth and Young Manhood, Aha Shake Heartbreak e Because of the Times, che hanno in comune un sound più grezzo e cattivo rispetto ai più “puliti” sopra citati. Questo è sintomatico dell’attenzione che i Kings of Leon, come del resto quasi tutti, hanno per ciò che ha più successo, a discapito dei pezzi più nascosti.
Non sono mancate le hit più apprezzate dal pubblico, a partire dall’ultimo singolo Radioactive, passando da Notion fino ai pezzi che hanno regalato ai Kings of Leon il successo internazionale: Sex on Fire e Use Somebody. Ottima la resa live di tutte le canzoni, in particolare l’apertura con Crawl (introdotta da Invisible Sun dei Police che ha accompagnato l’ingresso sul palco del gruppo), ma anche Fans, The Bucket, Manhattan, Closer o Black Thumbnail per non parlare dei pezzi di Come Around Sundown come il prossimo singolo Pyro, già apprezzatissimo dal pubblico bolognese, No Money o Back Down South, per citarne alcuni.
L’unico episodio veramente deludente è accaduto durante l’esecuzione di Mary, uno dei pezzi più belli dell’ultimo album, decisamente non in linea con l’intera discografia dei Kings of Leon: a metà canzone, infatti, l’intero impianto di amplificazione è saltato improvvisamente, lasciando la band a suonare il resto del brano con il solo ausilio delle casse spia, udibili solamente dalle prime file. Parte del pubblico ha fatto quello che ha potuto, cantando i cori anni ’60 della canzone per dare un po’ di vigore alla performance, ma perlopiù c’era perplessità e delusione, acuita dal fatto che la canzone non è stata ripetuta, nonostante le scuse sentite dei ragazzi sul palco.
Al di là di questo episodio, tirando le somme è stato un buon concerto: la bravura e la precisione dei Followill è indiscutibile, così come la meravigliosa voce graffiante di Caleb. Ho avvertito però una certa timidezza, sia da parte della band che da parte del pubblico: evidentemente la prima volta in Italia nell’inverno 2010/2011 dei Kings of Leon è stata come una sorta di primo appuntamento. La prossima volta saremo tutti più sciolti, sperando che tornino per un bis”.

Recensione a cura di Andrea Baglieri

Scaletta:
Crawl
Molly’s Chambers
Radioactive
Fans
Revelry
Mary
The Immortals
The Bucket
The End
No Money
Four Kicks
Notion
Pyro
On Call
Back Down South
Manhattan
Knocked Up
Use Somebody

Closer
Sex on Fire
Black Thumbnail

Punteggio: 7

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