Giovanni Ferro, recensione di Chitarrista

Chitarrista è il titolo del nuovo cd di Giovanni Ferro, per l’appunto un chitarrista acustico veronese assai noto e quotato nell’ambiente della musica di nicchia.

Chitarrista - Giovanni FerroChitarrista - Giovanni Ferro

L’album Chitarrista è una vera e propria sublimazione della chitarra acustica e del suo potere di sprigionare, anche senza avvalersi del supporto e dell’accompagnamento di altri strumenti, sia il ritmo che la melodia dei vari brani incisi.
Giovanni Ferro, infatti, ha realizzato questo cd proponendo tredici pezzi, passando con disinvoltura e maestria dal ruolo di interprete a quello di autore: sei di questi brani sono, in effetti, sue composizioni, mentre gli altri sette sono stati scelti rigorosamente dal repertorio americano, con un’unica strizzata d’occhio alla musica italiana rappresentata da Rosalina di Fabio Concato.
Sono tutte, le sue, esecuzioni di indiscutibile ed eccelsa qualità.

La peculiarità e il valore aggiunto dell’album Chitarrista sta proprio nell’assenza di altri strumenti, nella capacità di Giovanni Ferro di non farci avvertire e rimpiangere quella che a primo acchito può sembrare una mancanza ma che poi, di fatto, se solo ci si accinge all’ascolto e ci si lascia trasportare dalle tredici tracce, viene abbondantemente superata, apprezzata ed anzi trasformata in una ricchezza, in un’autentica virtù.

Giovanni Ferro è uno degli esponenti della tecnica del fingerstyle o fingerpicking, che consiste nel fatto di pizzicare le corde della chitarra con le punte delle dita anziché con il plettro. La caratteristica predominante del fingerstyle è quella di utilizzare il pollice della mano destra per suonare il basso di ogni battuta, in armonia con le note prodotte dalle altre dita.
Un’altra costante della musica di Ferro è il Groove, ovvero una serie ritmica che si ripete ciclicamente, generalmente ad ogni battuta.

Il cd non poteva che regalarci un’apertura trionfale, vale a dire una delle sei composizioni di Giovanni Ferro: si tratta di Gianpa, brano dall’introduzione lenta, quasi sospesa. Mano a mano che si procede, però, il ritmo si fa sempre più sostenuto e questo grazie soprattutto all’utilizzo dello stoppato. Il sound è decisamente jazzato e caratteristica è l’alternanza delle due tipologie di ritmo contrastanti, che crea un’amalgama, un mélange fluido e dinamico, in cui quasi non si avverte il passaggio da un andamento all’altro.

La seconda canzone è Isn’t she lovely di Stevie Wonder: in questa performance Giovanni Ferro risulta assai fedele al brano originale, sia per quanto riguarda il ritmo, sia per quanto riguarda la melodia riuscendo, comunque, a conferire un tocco del tutto personale e assolutamente gradevole e originale grazie ai suoi virtuosismi alla chitarra.

Si continua con My favorite thing di Richard Rodgers è sempre assai aderente al pezzo originale. Ad un certo punto Ferro si cimenta in una sorta di improvvisazione.

Sixties e Giro del sol sono altre due composizioni del chitarrista veronese: il primo è un pezzo jazzato, dal ritmo assolutamente brioso, frizzante, in cui si tende a ripetere più volte la stessa melodia. Particolare è l’alternanza di arpeggio e stoppato. Anche il secondo è un brano di marcata atmosfera jazz. Parte con un arpeggio, poi sembra prendere corpo, acquistare più forza mano a mano che procede e finalmente si apre. Abbiamo la netta sensazione di ascoltare un autentico assolo.

Torniamo alla musica d’Oltre Oceano con la reinterpretazione di My romance di Richard Rodgers, uno degli standard jazz più noti ed eseguiti in assoluto. Anche in questo caso si osserva il pieno rispetto alla versione originale, anche se l’esecuzione di Giovanni Ferro presenta un ritmo più veloce, più frizzante, più snello.

Alice in this land è un’altra melodia composta da Giovanni Ferro: l’atmosfera è fluttuante, leggiadra, fatata. Richiama proprio il mondo fiabesco, irreale, quasi onirico di Alice nel Paese delle Meraviglie, alla quale si fa riferimento anche nell’ottava traccia, intitolata proprio Alice in wonderland di S. Fain – B. Hilliard. Anche in questo caso predomina l’atmosfera incantata e ovattata di un mondo fantastico.

La versione di Redemption Song di Bob Marley risulta molto soft, discreta, come se fosse suonata in punta di piedi. E’ decisamente meno reggae dell’originale. Ha un sound avvolgente, vagamente country.

La vecchia lo sa, altra canzone di Giovanni Ferro, rientra sempre in un’ottica assolutamente jazz. Presenta molti arpeggi che rievocano delle improvvisazioni su un tema ben preciso.

Arriviamo, a questo punto, a Rosalina di Fabio Concato, l’unica canzone tratta dal repertorio italiano, anch’essa molto fedele all’originale. Pur non essendo questa una versione cantata, non risulta affatto impoverita dall’assenza della voce.

Tom said è l’ultima composizione di Giovanni Ferro proposta in questo cd: l’atmosfera rievoca il Modern Jazz, con particolare attenzione al mood latinoamericano/brasiliano.

Concludiamo questo percorso musicale con l’interpretazione di In a Silent Way di Joseph Zawinul. Il cerchio si chiude in sordina, in modo delicato, pacato. Il brano è caratterizzato da un ritmo sospeso, lento, in cui predomina l’arpeggio.

Sembra che Giovanni Ferro voglia creare una sana dose di suspance, lasciandoci nella curiosità e nell’attesa di ritrovarlo presto, di poterlo riapprezzare in un nuovo lavoro discografico, altrettanto entusiasmante e raffinato!

Punteggio: 8

Alba Cosentino

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