Fiorella Mannoia, recensione di Sud

Sud è l’ennesimo, camaleontico  colpo della Regina Fiorella Mannoia. Il progetto è pregevole, non si discute. Ci sono dischi, o meglio c’è della musica che non ha età. Ci sono artisti che non hanno età: questo è il caso di Fiorella Mannoia e del suo disco.

Fiorella MannoiaFiorella Mannoia

Tante guest star importanti in Sud di Fiorella Mannoia, dall’amico Ivano Fossati a Bungaro e Luca Barbarossa.
Originale anche il duetto con Frankie HNRG con il pezzo “Non è un film”, dove la poliedrica Mannoia si cimenta vestendo abiti lussureggianti rap.
La signora sofisticata dei cantautori ci delizia subito con il brano etnico “Quando l’angelo vola”, qui si respira di tutto: mediterraneo, Oriente, Brasile e tutti i Sud del mondo. Il brano è dedicato al presidente del Burkina Faso Thomas Sankara, assassinato nel 1987, ma Fiorella Mannoia fa di più dedica l’intero album a Sankara, un uomo ed un leader molto carismatico, per tutta l’Africa Occidentale sub-sahariana.
Gli arrangiamenti si fanno essenziali, asciutti, ossei in pezzi come” Io non ho paura”, “Se solo mi guardassi”, “Dal tuo sentire al mio pensare” “In viaggio” dove voce e chitarra – o arrangiamenti sonori raffinati – vanno ad aggiungere ai singoli brani una muscolatura vigorosa priva dei fronzoli ed orpelli dove spesso scivola la musica italiana.
Uno dei punti di forza dell’album è senza dubbio la sua omogeneità a livello qualitativo, per farla breve nel disco Sud il viaggiatore o per meglio dire l’ascoltatore compie un percorso attraverso Fiorella Mannoia in queste terre piene di contraddizioni, terre fatte di paradiso e di inferno, accompagnate da suoni e dalla magie che spesso le fanno da padrone, e dalle parole di tutti coloro per i quali vivere è sinonimo di resistere.
Anche pezzi come” Luce”, scritto da Luca Barbarossa, “Se il diluvio scende” e “Portami via” non hanno vocalizzi e corbellerie da conservatorio, ma primeggiano per testo e musica.
Non è un film come avevamo citato prima vanta la collaborazione di Frankie HNRG. Il disco scorre con” Quanne vuò bene”, un altro sud, un’altra terra ricca di malinconia e di allegria, di percussioni, musica, limitazioni ed esagerazioni allo stesso tempo, il Sud chiamato Napoli, con il testo scritto da Titina De Filippo.
Penultimo brano dell’album è “ConVivere” per poi cedere il posto alla bellissima canzone “Torno al Sud” versione italiana di “Vuelvo al sur” di Astor Piazzolla, pezzo intenso, profumato di malinconia, di sensualità, nostalgia e spezie del Sud argentino.
Per concludere possiamo solo dire che Sud è un lavoro di terre infinite, di tramonti invernali, di sudore e miseria, ma anche di onore e di rispetto, di fatica e ribellione. E ancora di spiagge e colori infiniti, di uno stormo di gabbiani, delle disuguaglianze economiche, ma anche di quel Sud che con le sue storie e la sua musica riscalda il cuore e dove, a volte, dietro la povertà e la miseria c’è tanta dignità.

Punteggio: 8


Alba Cosentino

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