Elisa, recensione di Ivy

E’ un’ Elisa in stato di grazia. Questa è la prima sensazione che si ha ascoltando Ivy, il suo nuovo disco. Diciassette le tracce tra brani inediti e rivisitazioni dei lavori precedenti che strizzano l’occhio al lontano 2003 quando Elisa ci propose il meraviglioso Lotus.

Album, IvyAlbum, Ivy

Ivy si apre come meglio non potrebbe, con Lullaby che rende subito chiari, gli ingredienti che formano la portata perfetta tra grande interprete, parole e musica.
Lullaby è avvolta a tratti da un’atmosfera fiabesca, come di sogno, tra violini, voci bianche, archi, organi e pianoforti che accompagnano come un corso d’acqua la voce limpidissima di Elisa
Il lettore prosegue con gli inediti: Some time ago e Fresh air; il sound di questi due inediti acusticamente soft accompagna la voce dell’artista, la chitarra lascia la porta aperta ad uno stile vagamente pop ma sempre libero, raffinato e sofisticato.
Impasti sonori semi acustici bellissimi si evidenziano nelle canzoni Ti Vorrei Sollevare e Una Poesia Anche Per Te.
Nostalgia ,
sesto brano del disco, è stato il singolo di lancio, un altro inedito in inglese dove ci colpisce per la sinuosità, l’epicità, la forza e la leggiadria dello splendido connubio tra musica e testo.
L’avventura di Ivy continua con Qualcosa Che Non C’è, Rainbow e Gli Ostacoli Del Cuore, brani rivisitati in chiave acustica. Tutte e tre le canzoni – come tutto l’intero lavoro – sono realizzate e arrangiate in modo tale che ogni canzone merita di essere ascoltata del tutto, e non ci sono fastidiose canzone riempitive.
L’eterea creatura di Monfalcone continua ad imbambolarci con i brani 1979, Pour Que L’Amour Me Quitte (uno splendido duetto con Giorgia) e Anche Tu, Anche Se (Non Trovi Le Parole) con Fabri Fibra.
Intensa anche l’interpretazione di It Is What It Is dove in esso confluiscono influenze che ci riconducono come già citato prima al precedente album Lotus. Qui le chitarre sono melodiose, il sound che si unisce e si divide di continuo, trascinando l’ascoltatore senza un solo momento di stanchezza, o di voler passare al brano seguente. Insomma, tutto gocciola di grandi rivisitazioni rendendo ogni pezzo un souvenir da portare sempre con se.     
Eppure Sentire (Un Senso Di Te), Ho Messo Via e I Never Came confermano senza ombre e dubbi che la voce di Elisa è il suo vero strumento, pianoforte, chitarre elettriche e acustiche (soprattutto) che si intrecciano in arpeggi leggeri, quasi in dissolvenza. Un qualcosa di meraviglioso e unico, che ti scatena dentro una moltitudine di emozioni mozzafiato.
Forgiveness chiude il disco che – non dimentichiamo comprende – anche un dvd, attraverso il quale Elisa ci illustra il senso del disco ripercorrendo la sua carriera artistica.
Cos’altro dire? Ivy è un album che conferma un principio che già sapevamo, quello che Elisa ha una personalità invidiabile e una voce straordinaria, e con Ivy ci ha regalato un perfetto abito elegante da indossare in una serata di gala.

Punteggio: 9

Alba Cosentino

Se vuoi rimanere aggiornato su Elisa, recensione di Ivy iscriviti alla nostra newsletter settimanale