Andrea Papetti, recensione di L'inverno a settembre

Ammaliante, fascinoso e spiazzante: questo è l’album di debutto di Andrea Papetti ,”L’Inverno a settembre“. Spiazza perché in un mondo supercommerciale come quello musicale di oggi, qui invece troviamo solo grande qualità, raffinatezza ed eleganza.

Andrea PapettiAl primo ascolto lascia un po’ straniti, poi invece conquista sempre più, ascolto dopo ascolto: ci si rende conto della sua bellezza, della poesia che regna nelle sue tracce rimanendone colpiti e difficilmente ci se

Al primo ascolto lascia un po’ straniti, poi invece conquista sempre più, ascolto dopo ascolto: ci si rende conto della sua bellezza, della poesia che regna nelle sue tracce rimanendone colpiti e difficilmente ci se ne stacca più. Rock, folk e jazz si incontrano in un connubio ben riuscito di generi, che trova la sua perfetta realizzazione negli arrangiamenti acustici di Alessandro Svampa, già al lavoro con grossi nomi quali De Gregori, Cammariere, Ron e molti altri.
Il disco comprende dodici pezzi in un certo senso pittorici, per la loro capacità di dare immagini della realtà: si può passare dalla descrizione cruda della guerra a scene di più normale vita quotidiana, passando anche per l’amore passionale delle terre siciliane, del Mediterraneo o di Parigi. Qui si va a scomodare la letteratura e l’arte di altri tempi, ma lo si fa quasi compiacendosi, ma non è un difetto anzi ciò non fa altro che aumentare la curiosità nell’accostarsi a questo interprete di cui sicuramente sentiremo parlare molto.
Si comincia con “Hotel”, che poi alla fine risulterà fra le migliori cose dell’intero lavoro, si passa subito a “Il testamento di Enzo”, con la voce recitata con grande maestria da Piergiorgio Cinì e poi “Inferno Baghdad (A Enzo Baldoni)” che ricorda, con un testo diretto e crudo ( da citare il verso “… addio Enzo Baldoni ucciso dal potere e dalle religioni”), il giornalista morto in Iraq.
“Parigi, cosa avevi nella testa?” è un altro manifesto di quello che è Andrea Papetti: testi che arrivano subito al dunque, senza mezze parole (bellissimo il verso “ma non venirmi a dire che cambiano i sentimenti in tre giorni non lo accetto mademoiselle i miei “complimenti””).
“Così lontano, così vicino” è il singolo promozionale scelto: si racconta la storia di Pablo Neruda e della dittatura in Cile per mano di Gabriel Gonzales Videla con un arrangiamento che, nonostante il testo profondo ed impegnato, appare il più orecchiabile fra quelli presenti.
Fra le altre canzoni si segnalano la title track “L’inverno a settembre” , la delicata e struggente “Al molo” (un’altra perla il verso “… il molo è sempre lì pronto ad accogliere ogni uomo disperato  sorpreso dalla pioggia”) e  “L’uomo della verità”, dedicato a Peppino Impastato, politico, attivista e conduttore radiofonico che ha dato la vita per combattere la mafia.
La conclusiva “Banneri” vede la presenza di Pippo Pollina, cantautore che ha sostenuto con grande passione questo disco.
Il mondo di Andrea Papetti è fortemente evocativo: la capacità dei questo artista è proprio quella di saper raccontare storie, di riuscire a far vivere i luoghi, la vita delle persone e le situazioni citate anche a chi non ne  conosce gli aspetti. È pura arte e poesia con un linguaggio però diretto che regala ancora più forza ai concetti che troviamo nelle varie canzoni. Un disco da scoprire!

Recensione a cura di Piero Vittoria

Punteggio: 7

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