ALEA: un bel vintage attuale

L’esordio di Alessandra Zuccaro si intitola “Spleenless” ed è un lavoro davvero pregiato che sa di America e di anni andati lasciando che 9 canzoni quasi tutte di suo pugno – fatta eccezione per “Miss celie’s blues” di Quincy Jones – si poggino su un mood che galleggia tra jazz e soul, tra quel nero sfacciato alla Nina Zilli del mercato italiano al noir di trombe in sordina che ricorda pietre miliari della nostrana Giorgia.

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Gli ingredienti ci sono tutti, quelli del mainstream di qualità fine e non di massa, quelli della ricerca di gusto e di dettaglio, culturale oserei dire, di quel mestiere sposa evita un cliché ovvio e di sicuro impatto. Quando inizia “Dentro me” ci si catapulta esattamente in questo scenario ma poi scorre la tracklist sulla successiva “Relais” e i toni si fanno ironicamente blues di vecchia scuola, scuola nera appunto, di bei suoni di contrabbasso e un pianoforte (magari a parete e ben scorticato ai bordi, poggiato li nell’angolo chissà da quanto tempo) che rimbalza come si deve.
E poi parte “Musica” e quasi sembra di ascoltare una bella variazione di jazz per trasformarsi in una bella canzone d’autore italiana che appena ricorda le liriche di Cammariere e di un certo Conte.
E che dire della bellissima “Amore cercato” con un emozionante duetto padre-figlia in cui si respirano arie popolari e, nonostante il dialetto che riporta alle terre del sud, a momenti di frontiera e a sensazioni di polvere, sembra quasi di trovarci anche a quella Porta Romana di una capitale del dopo guerra. E così scorre il resto del disco che non stiamo qui a snocciolare ancora per non levarvi la sorpresa di trovare ancora altro e altri colori…”Spleenless” è uno di quei dischi capace di consegnare alla sua storia e al suo pubblico un bel foglio bianco su cui ognuno è capace di disegnare le sue impressioni…e non mi stupirei se trovassi tavole sempre diverse. Buonissimo questo ascolto…


Alba Cosentino

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