Tribute Band Aid, il progetto benefico che nasce da un’idea di Giorgio Guarnieri e Tania Zaccaria

Sotto questo nome si cela un insieme di artisti che hanno realizzato una cover e un video della celeberrima “Do they know it’s Christmas?”

ALIVE AID ALIVE AID

Nel 1984 Bob Geldof e Midge Ure riunirono sotto il nome Band Aid molti degli artisti inglesi più popolari del periodo per incidere “Do They Know It’s Christmas?” scritta da loro due con lo scopo di raccogliere fondi per combattere la fame in Etiopia. Alla produzione del brano fu chiamato Trevor Horn che mise a disposizione il suo studio di registrazione nel quale vennero chiamati a raccolta nomi quali Sting, i Duran Duran, gli Spandau Ballet, Bono Vox e Adam Clayton Degli U2, Phil Collins, Paul Young, Boy George, George Michael e tantissimi altri.
Ne venne fuori un successo planetario al grido di “Feed the World”: il singolo vendette in una settimana un milione di copie e per cinque consecutive settimane rimase primo in classifica diventando poi il più venduto nella storia in Inghilterra (superato in seguito da Candle in the Wind 1997 di Elton John).
Alla canzone fece seguito un grande concerto denominato Live Aid nel 1985 che radunò tantissimi artisti a Londra, Filadelphia, Sidney e Mosca e, in quell’occasione, fu ristampata continuando a mietere successi.
Ne furono negli anni incise altre versioni (Band Aid II e Band Aid III) sempre a scopo benefico, ma la prima per molti rimarrà unica: quel brano riuscì a creare nel 1984 una magia che negli anni è rimasta intatta e, ad ogni natale, è il più ascoltato al mondo e postato sui social network.
In occasione delle festività natalizie di quest’anno Giorgio Guarnieri e Tania Zaccaria hanno avuto l’idea di formareTribute Band Aid mettendo insieme alcuni artisti della scena italiana con la voglia non di riproporre semplicemente Do they know it’s Christmas?, ma cercare invece di riportare con la mente a quella magia del 1984 con uno scopo benefico: aiutare il Reparto Oncologico Pediatrico dell’Ospedale Gemelli di Roma.
Il risultato è assolutamente meraviglioso: canzone e video abbinato riescono in pieno a far respirare l’atmosfera di Band Aid a testimonianza della potenza che quel brano aveva e continua oggi ad avere.
Il video è stato girato in una location particolare, una ex stalla del ‘700 adibita oggi a studio di registrazione (il Coffee Studio) da Francesco Caprara, batterista di Ron, che l’ha messa a disposizione per il progetto Band Aid Tribute.
La qualità del suono e l’interpretazione degli artisti sono di grandissimo livello e tutto sembra riportarci indietro nel tempo a quel dicembre del 1984.
Ci piace citare tutti coloro che hanno partecipato a Tribute Band Aid: Tania Zaccaria, Stefano Del Bosco, Alberto Santamaria, Rossella Porfido, Andrea Tonnicchi, Alex Giordani, Giorgio Guarnieri , Simone Fazio, Sergio Colantoni, Claudia Travaglioni, Gerry Duni, Antonella Cilenti, Francesco Caprara, Cinzia Marini, Stefano Sinisi e Stefano Opice.
Abbiamo contattato Giorgio Guarnieri in esclusiva per Fullsong e questa è la nostra intervista sull’iniziativa Tribute Band Aid.

– “Do They know it’s Christmas?” ha segnato un’intera generazione ed è tutt’oggi nell’immaginario collettivo uno dei brani più popolari in assoluto del periodo natalizio. Come vi è venuta l’idea di creare una tribute band di Band Aid?

“Io sono innamorato del periodo Band Aid e Live Aid tanto da essere uno dei più grandi collezionisti del merchandising relativo alla canzone e al concerto benefico. Tutto per me è iniziato a novembre del 1984 quando uscì il pezzo che letteralmente mi travolse a livello emotivo e poi ebbe la coda con il concerto.
Ci pensavo da tempo a realizzare una tribute e l’ho detto a Tania scegliendo di farlo ora in un periodo particolare a distanza di un anno dalla morte di George Michael: ci sembrava essere arrivato il momento giusto. È nato dunque tutto da una canzone che ha cambiato la mentalità delle persone entrando nei cuori di tantissima gente. Vi anticipo che da gennaio in poi comincerò a scrivere anche un libro sul Live Aid”.

Come avete fatto per avere il permesso di utilizzare la canzone per questo vostro progetto?
“Abbiamo chiamato la Siae che ci ha illustrato tutti i procedimenti che bisognava seguire.
Abbiamo così prodotto tutta la documentazione che ci hanno richiesto nella quale mettere ovviamente i nomi dei parolieri della canzone, Midge Ure e Bob Geldof, e di chi detiene i diritti del pezzo, la Universal Music. Essendo una cover ovviamente non va chiesto il permesso di riproporla, basta che nella nuova versione sia uguale all’originale nella musica e nei testi”.

Dietro il vostro progetto c’è uno scopo benefico.
“L’incasso delle vendite del pezzo andrà al Reparto Oncologico Pediatrico dell’Ospedale Gemelli di Roma. Due anni fa abbiamo fatto la stessa iniziativa vendendo delle magliette al Duran Duran Day di Roma riuscendo a comprare tantissimi giocattoli per i bambini malati. Ci eravamo ripromessi di fare un altro progetto ed eccoci qua”.

– Come avete messo insieme gli artisti per Tribute Band Aid?
“Non ho trovato troppe difficoltà. Io organizzo tantissimi eventi . Dovevo in primis mettere insieme dei cantanti che si avvicinassero il più possibile alle voci originali. Gerry Duni ha cantato sia le parti di George Michael (è il cantante dei Make it Wham! Tributo Wham!)che di Boy George, Sergio Colantoni quelle di Simon Le Bon (è il cantante dei Planet Earth Project, Tribute Band dei Duran Duran), Alex Giordani di Bono Vox (cantante degli degli Utour U2 Tribute Band) e poi Stefano Del Bosco di Tony Hadley (cantante dei The Barricades, Tribute Band degli Spandau Ballet) e alla batteria c’è Francesco Caprara, batterista di Ron. Lui ha una bellissima location a Roma con uno studio di registrazione ricavato da una stalla del ‘700. Non ho fatto dunque fatica, hanno tutti accettato con entusiasmo. Ammetto che avevo un po’ di paura: conoscendo loro, le voci erano proprio quelle che volevo per il progetto e temevo che qualcuno potesse dire no o per impegni personali o per altro invece tutti sono stati subito felicissimi di partecipare e lo hanno fatto a titolo completamente gratuito. Chi ha sentito al nuova canzone si è emozionato e di questo siamo tutti felici”.

Il video della canzone ricorda nello spirito quello di Band Aid. Come nasce?
“All’inizio avevo dubbi sulla location, non volevo riproporre un qualcosa di simile a quanto già visto nel video originale, però cercavo una via di mezzo. Una volta trovatala durante le riprese realizzate da Simone Fazio mi sono accorto che si era creata un’atmosfera unica molto natalizia all’interno di questa ex stalla del ‘700 e questo traspare dalle immagini: nel video si respira il calore che noi percepivamo mentre lo giravamo”.

Dove si può trovare questa nuova versione di Do They Know it’s Christmas?
“Si può scaricare a 0,99 € su Amazon.it e iTunes e credo su altre piattaforme importanti”.

Sei soddisfatto del risultato finale?
“Moltissimo! Ero sicuro che mettendo in mano il progetto ai professionisti sarebbe venuto fuori un bel risultato. Conoscevo la moralità e la grandezza degli artisti che avrebbero partecipato. In realtà più che dell’incisione del pezzo avevo paura di girare il video perché pensavo non potesse venire come volevo, però anche in questo caso sono molto soddisfatto. Temevo che la gente non capisse tutto ciò che c’è dietro questo progetto e soprattutto che il risultato finale potesse non rispettare le mie aspettative invece sono felicissimo”.

– Ci puoi dare anche qualche anticipazione del libro sul Live Aid che andrai a realizzare il prossimo anno?
“Ho realizzato delle interviste a Tony Hadley, Howard Jones, Thompson Twins, Francis Rossi degli Status Quo: c’è tanto materiale, sono entusiasta di questo progetto che verrà pubblicato a Natale del prossimo anno”.

Piero Vittoria per FullSong

Redazione FullSong

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