Pupi di Surfaro: esce “Nemo Profeta”, la recensione

Esce “Nemo Profeta” e sono dolori per il sistema. Direi che un disco del genere faccia male al benpensante affiliato al potere che in fondo, belle frasi a parte, si trova anni luce dal popolo di ogni giorno.

NEMO PROFETANEMO PROFETA

Ed è proprio dal popolo di ogni giorno che provengono i Pupi di Surfaro, da quelle case, da quelle strade e soprattutto da quella terra. Un disco popolare e decisamente tradizionalista anche se poi dalle marcate origini folk siciliano prende di corsa la via per una tangente che sembra non avere fine e confine.
Si chiama Nu Komabt Folk questo genere che in fondo dagli stornelli acustici di strumenti fatti in casa si veste persino di elettronica e di internazionali facciate underground…un cantato in dialetto spesso allontana l’ascolto dalla comprensione e per un disco in cui il messaggio è la chiave di tutto direi che è un neo non da poco. I Pupi sembrano volersi rivolgere solo al loro popolo, alla loro gente lasciando pochi e numerati spiragli di contaminazione con il resto del paese come per esempio nella bellissima e dolcissima “Per amore” in cui la voce parla italiano e non si scappa. I messaggi sono di rivalsa e di rivoluzione, forse per questo il termine Kombat è davvero azzeccato.
I temi sono ineluttabili: edonismo, economia e politica manovrate ad arte, la guerra è un’importante spiegazione a tante cose…i Pupi lo mostrano chiaramente anche nel video di lancio “Li me’ paraoli” in cui dei misteriosi “Man in black” opprimono il popolo e la loro casa. I riferimenti non sono neanche così sottili ed ermetici…perché la linea dei Pupi è chiara e decisa e loro hanno personalità forte per reggerla a testa alta. Mi sarei aspettato un lavoro più “popolare” e meno di nicchia…soprattutto nel cantato. Ma questi sono gusti personali…

Luca Marsi


Alba Cosentino

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