MATIA BAZAR, SCANDURRA: “GRUPPO CAMALEONTICO, ALTRO CHE COVER BAND”

Il critico musicale più schietto d’Italia plaude al ritorno sulle scene dello storico gruppo ligure

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Chi scrive ha letto molto, in questi giorni, riguardo ai nuovi Matia Bazar. Un’attesa e felice ripartenza che si tinge di rosa, di nuovo, per proiettarsi nel futuro, prossimo e remoto insieme.
Certo, colpisce il fatto che la formazione del 2018 sia composta da cinque elementi: stupisce in positivo, perché la band dell’era ‘Brivido Caldo’ e ‘Messaggio D’amore’, un quartetto così come tradizione voleva dal lontano 1993 (anno dell’abbandono del chitarrista e cantante, mai sostituito, Carlo Marrale), di fatto non esiste – e non poteva esistere – più, per via di lutti improvvisi (la salita al Cielo del ‘Capitano’, leader e batterista-fondatore Giancarlo Golzi) e altrettanti addii (le dipartite a ruota di Silvia Mezzanotte, e Piero Cassano poi).
E, allora, ottima, giusta, logica e intelligente la scelta dell’ultimo superstite dei Matia Bazar anni 2000 rimasto, il bravo e coraggioso Fabio Perversi, di ricominciare da zero. Per dirla con Eros Ramazzotti, ‘In ogni senso’.
Riportando, dunque, il pregiato e raffinato marchio ligure del pop italiano ad avere cinque componenti: basso, batteria, chitarra, voce e tastiere, proprio come alle origini, nel 1975. Altrimenti, che gruppo sarebbe?
I nuovi Matia Bazar, con i primi degli anni ’70-’80 e quelli degli anni ’90-2000-2010 propriamente detti, hanno in comune soltanto il nome e il repertorio: questo è un bene, perché ora, finalmente, la band di ‘Verso il punto più alto’ (questo il primo singolo della Nuova Era) può guardare a un sano e auspicato rinnovamento, libera dai compromessi e le difficoltà che qualsivoglia convivenza- umana e artistica – con ciascuno dei membri originari (o storici perché già transitati comunque nella line-up) comporterebbe.
Pertanto, ai ‘colleghi’ giornalisti – molti dei quali non possiedono neanche il titolo professionale e l’iscrizione all’Albo – che hanno ignobilmente scritto che i Matia Bazar sono ‘la cover band di sé stessi’, ricordo che mai definizione fu più sbagliata e maliziosa: anche nel calcio, sotto il nome magnificente di squadre storiche, le formazioni cambiano sempre.
E, più mutano, più si evolvono, più si fa spettacolo, si alimenta la storia. Lo stesso vale nella musica. Se lo mettano bene in testa questi ‘soloni’ della penna e del web, spesso mascherati sotto le mentite spoglie di improbabili ‘critici musicali’ – come, spesso, amano e sogliono, impropriamente e pomposamente, definirsi.
Se lo scrivano col fuoco nella mente anche i cosiddetti ‘leoni da tastiera’ che, sempre pronti al giudizio (categoria di pensiero che appartiene soltanto a Dio), esprimono spesso sui social pensieri privi di grammatica, ortografia e sintassi, oltre che di senso. Fans – o meglio, presunti tali – compresi.
I Matia Bazar sono tornati: e una logica e naturale ringiovanita al gruppo, anche in termini di età, oltre che di sound, fa sì che, per almeno altri 50 anni, l’Italia e il mondo intero possano continuare ad aspettarsi da loro tanta altra buona musica. A dispetto di rappers, talent e youtubers, punto primo.
Per chi è stra-giovane, per chi nasce oggi, i Matia Bazar sono e restano Fabio Perversi, Luna Dragonieri (voce intensa, precisa, espressiva e virtuosa insieme), Fiamma Cardani, Paola Zadra e Piero Marras.
Anche questo è, già di per sé, un altro secondo, indiscusso risultato. Buona musica, ragazzi!

Redazione FullSong

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