Krishna Biswas: un disco, un’opera, una chitarra.

Si intitola “Panir” questo nuovo lavoro del musicista e compositore di origine Indio-Americana krishna Biswas.

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Un disco di sola chitarra acustica. Chiariamolo subito. Dunque occorre fermare il tempo che abbiamo, sedersi, ascoltare e vivere con intensità ogni singola sfumatura, ogni passaggio, ogni respiro. Un disco che contiene 17 tracce accompagnato da una cartella stampa che inevitabilmente serve alla comprensione di un linguaggio lontano anni luce dalle parole popolari della musica radiofonica, quella cantata, quella scritta sempre secondo cliché quadrati di strofe e ritornelli. Il dialogo ora si fa libero da schemi e aspettative, libero di raccontare come si fa con un foglio bianco. Libero. Questo disco è un disco di musica narrante. La chitarra acustica di Krishna Biswas non dipinge storie ma cesella impressioni, descrive oggi e personaggi, scappa via dall’etichetta di concept album e si trascina in una vera e propria anarchia di intenti. Sono 3 suite che l’artista identifica con 3 colori diversi: il verde (colore della fantasia, dei personaggi e degli incontri), il rosso (colo a cui restituisce la sua vita e le sue aspettative, di uomo e di artista), il nero (a cui, inaspettatamente, attribuisce la simbologia dei cibi). E poi altri 5 composizioni che eludono da tutto questo ma che chiudono il cerchio, concettuale, di arrangiamento – dopo aver esplorato diteggiature, melodie, ritmi e trasgressioni di vario tipo – e lo chiude anche da un punto di vista spirituale. Se il disco si apre con il “singolo” intitolato “Respira” – dolcissima impressione di quiete e di incedere naturale della vita, lontano dalle pressioni industriale e preconfezionate che in rete si pregia di un bellissimo VIDEO con l’artista Fresnopesciacalli autoro anche dei disegni di copertina del disco – allora ho trovato assai forte e naturale che l’intero lunghissimo ascolto terminasse con un brano come “Calice” che ricerca e celebra tutto quanto è stato detto dal primo brano… come fossero consequenziali. Si torna da dove si è partiti. Ed in mezzo, strada facendo, ci sono stati appunto luoghi e persone, anime e sensazioni, cibi piccanti e freddi gelidi di neve ghiacciata. Il tutto raffigurato da una sola chitarra acustica che si destreggia tra tecniche che forse pochissimi sapranno riconoscere e tra antiche sintassi compositive che, nel piatto e monotono pop commerciale di oggi, tutto questo sembra somigliare ad un’avanguardia culturale. Un disco impegnativo. Altra grande pubblicazione di RadiciMusic. Da ascoltare con caminetto acceso e bicchiere di vino.


Redazione FullSong

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