Katia Pesti: esperienza di terra, di cielo, di vento e di abissi

Il nuovo disco di Katia Pesti si intitola “Abyss”. In rete il video di lancio

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Esperienza. Ho trovato questa parola in rete spulciando la vita e l’arte di Katia Pesti e direi che la rapisco per raccontarvi – come posso – un disco davvero importante. Un’opera che all’ascolto restituisce appunto esperienza. Si intitola “Abyss” questo nuovo disco di trasgressione compositiva di Katia Pesti che dal piano si avventura in territori molto meno ordinari giocando a modificare sostanzialmente il suono e l’habitat abitudinario di un pianoforte classico. E quindi ecco apparire moti permissivi sulle corde dello strumento, ecco incontrare un bendir oppure un hapi drum a dare sostegno e sviluppo a ciò che da solo il piano non può fare. Brani come “Rolling Bones” con la seducente voce quasi sussurrata di Elaine Trigiani (una delle due featuring di questo disco), celebrano a pieno l’eleganza della trasgressione e della psichedelia “acustica”. L’ascolto di “Blood and Bone – Intro” rende concreto l’assurdo di un pianoforte e di questo modo personalmente inaspettato di suonarlo. Il disco si apre con il singolo di cui vi presentiamo il video ed è forse uno dei pochi momenti di piano classico e di composizione – lasciatemi usare il termine – “tradizionale” di questo lavoro della musicista toscana.E la classicità del pianoforte padroneggia e mescola i colori chiari a quelli scuri nella suggestiva “Fingerprint” che sposa la voce meravigliosa di Gabin Debirè (ecco la seconda featuring del disco). Arriviamo alla title track del disco: “Abyss”. E qui potrei fermare questo racconto. Sono 10 i minuti di questa – che chiamerei a questo punto – suite, sono 10 i minuti in cui, voci a parte, ritrovo gli attori principali della composizione di Katia Pesti. E non solo: ho concreta la consistenza di intimità, oscurità, di caverne e di punti luci dritti in faccia.
Katia Pesti genera un lavoro di ampia spiritualità, un disco strumentale che richiede una competenza forte e sicura per apprezzare ogni sfumatura strutturale. Per chi invece come me è lontano da certi appigli culturali, non resta che l’abbandono emotivo alle immagini che arrivano in faccia dalle riflessioni sonoro che ci regala questo disco. “Abyss” dunque diviene si un’esperienza più che un semplice ascolto.

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Redazione FullSong

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