iBerlino: il nuovo disco di acide visioni

Ecco il nuovo disco del due iBerlino: si intitola “Hai mai mangiato un uomo?”. In rete il video ufficiale.

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Visioni psichedeliche, acidi in corpo e nelle vene, pensieri paralleli e sospensioni urbane. Il nuovo disco di Mirko Difrancescantonio e di Fabio Pulcini – ovvero gli iBerlino – già dal titolo non lascia spazio al romanticismo poetico di vecchia maniera: “Hai mai mangiato un uomo?”. Niente di cruento e niente di politicamente scorretto. Solo una forma canzone che si mostra assolutamente priva di contorni e di melodie nel restituire quel fascino polveroso ed enigmatico in cui fluttuano arrangiamenti digitali, suoni, rumorosità eleganti e un veleggiare di liriche oniriche che sinceramente sfuggono all’immediata comprensione. Niente di immediato e di concreto in questo ascolto, niente che si possa raffigurare nel pratico quotidiano. Musica visionaria che ovviamente rimanda agli esperimenti più arditi dei Depeche Mode – e qui Difrancescantonio cerca molto quella direzione anche nel come apparire in scena oltre che un certo disegno vocale complice di una timbrica che aderisce perfettamente a quel mondo. E dentro 9 inediti che (forse) sviluppano un tema sociale in bilico tra coscienza di se e visioni del mondo circostante, troviamo anche suite assai interessanti come la bellissima chiusura dal titolo “Non si può vietare in un deserto” in cui, più di altri momenti, spicca la sensuale voce di Susanna Regazzi (ospite del lavoro) e quel ricorsivo incedere, come fosse una matrice sulla quale sono stati costruiti arrangiamenti e timidi sviluppi. E dentro un ascolto assai futuristico ritroviamo anche un qualcosa di inaspettatamente normale: il brano si intitola “Un seme”, una dolcissima diapositiva di semplice cantautorato leggero con un pianoforte portante e poco altro a far da corona. Un brano che vedremmo molto bene dentro un lavoro pop dei Modà. Insomma, una mosca bianca o nera (a seconda di come vogliate guardare il tutto) indice di come l’ispirazione di iBerlino sia una maglia fitta di direzioni in cui di certo non è l’estetica commerciale il vero obiettivo del duo. Un disco di sincera avanguardia.

Redazione FullSong

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