GAZEBO …. DAGLI ANNI’80 A “RESET”. L’INTERVISTA

Gazebo è uno dei maestri della Italo Dance, fenomeno musicale che ha dominato la scena mondiale negli Anni’80. Successi come Masterpiece, Lunatic, Telephone Mama e soprattutto I like Chopin sono ritenuti l’esempio più eclatante di quando l’eleganza e la dance si incontrano alla perfezione.

Gazebo ph Alan MercerGazebo ph Alan Mercer

Gazebo non è però solo un personaggio legato ad un’epoca musicale, ma anche uno sperimentatore, uno di quelli che fa un disco quando ha veramente qualcosa di bello da proporre al suo affezionato pubblico.
Negli ultimi anni ha infatti pubblicato dischi come The Syndrone e I Like … Live! nei quali ha giocato con il suo estro e genialità musicale: nel primo, inciso in studio, ha esplorato territori quasi progressive e nel secondo ha raccolto in un doppio cd dal vivo le sue migliori canzoni, ma proposte in concerto con una band, cosa del tutto inusuale per un artista dance.
Anche il suo ultimo lavoro discografico, Reset, uscito nel 2015, è la prova di quanto Gazebo ami sempre cambiare volto alla sua musica: questa volta la scelta è caduta su un ritorno a sonorità più “gazebiane”, legate al filone anni’80, ma con uno sguardo attento anche alla modernità.
Prova ne sono il singolo apripista Blindness, accompagnato da un raffinato video, o pezzi come Evil, The Kyte e Wet Wings.
Abbiamo parlato con Gazebo di Reset, ma anche di passato e futuro, ed ancora una volta si è mostrato artista vero e puro come pochi .

Reset, tuo ultimo lavoro discografico, è stato salutato da critica e pubblico come uno dei migliori della tua produzione: come è nato?
“Reset è un po’ un ritorno ad un certo tipo di sonorità che avevano caratterizzato gli anni’80.
Dopo The Syndrone, che era un disco molto articolato quasi progressive, avevo capito che il mio pubblico avrebbe avuto il piacere di risentirmi in un contesto più familiare. Reset è un disco fatto per i miei fans in qualche modo, ma allo stesso tempo è stato molto divertente inciderlo perché ho ripreso i meccanismi e le tecniche di produzione che usavamo negli anni’80 ed è stato un flashback, un tornare indietro piacevole”.

 Hai definito Reset come un incrocio fra la dance anni’80 e quella moderna.
“Il sound non poteva essere completamente anni’80 per cui abbiamo dovuto pescare anche nelle sonorità di oggi nella speranza che fosse un veicolo per far passare i brani anche nelle radio”.
– Quanta sperimentazione c’è dentro Reset rispetto ai tuoi lavori precedenti?
“Io ho sempre sperimentato: ad esempio nel mio primo album, accanto a I like Chopin, c’era un brano come Wrap the Rock che era particolare, quasi criptico. Mi piace in ogni mio disco inserire, oltre a canzoni più facili, anche delle cose più sostanziose. In Reset c’è molta new wave, molto progressive ma più elettronico rispetto a The Syndrone”.

Blindness è il singolo di lancio corredato da un bel video: è una canzone con dei suoni molto gazebiano, dunque una scelta mirata?
“Blindness è nata insieme ad un musicista greco, Dimitris Korgialas, che ho incontrato durante una serata fatta proprio in Grecia. È giovane, ha circa trent’anni: è venuto a parlare con me da fan dicendomi che aveva dei provini un po’ alla Gazebo. C’era un brano che aveva qualcosa che poteva diventare mio e poi si è evoluto in Blindness”.

 Analizzando le canzoni del disco, io citerei un trittico: Evil , Wet Wings e The Kyte. Se dovessi invece scegliere tu un brano che rappresenti al meglio Reset?
“Difficile sceglierne uno perché ogni singolo brano ha una sua collocazione precisa nell’insieme. È un disco nel quale però ho fatto tante scommesse musicali. Evil ad esempio è quasi da colonna sonora di un film di Dario Argento: nasce da una mia idea di sfogo verso un vicino di casa che mi ha fatto molto male, non pensavo ci potesse essere questa cattiveria. Parla dell’invidia e odio e anche in questa occasione sono stato fortunato. Stavo collaborando con un musicista, Mario Gentili, che aveva scritto delle musiche quasi da colonna sonora e mi ha chiesto cosa ne pensassi. Anche qui ho fatto opera di intervento radicale togliendo delle parti che per me non andavano bene e su quello ho costruito la melodia e il testo”.

 Reverie sembra rappresentare al meglio ciò che dicevamo in precedenza, il mix fra il sound gazebiano e la modernità.
“Reverie ha un ritmo volutamente ipnotico con la cassa in primo piano come si usa nella musica di oggi, solo che io ho voluto mettere questa ipnosi in un contesto letterario. Durante una mia visita a Parigi sono andato a vedere i quadri di Monet e i pittori impressionisti e mi è venuta voglia di portare questo nella mia musica. Ho rubato il titolo della canzone ad un’opera di Debussy, da lì sono partito come se fosse un sogno entrando dentro questo mondo lirico strano fatto di impressionismo e impressioni, tema che mi è sempre stato caro, c’era anche in I like Chopin”.

Hai pubblicato anche un disco live, I Like … Live!, operazione che può sembrare strana per un artista dance come te.
“Non era facile fare un disco unendo il mondo di The Syndrone, quasi progressive, alle sonorità anni’80.
È stata una scommessa: se avessi voluto fare un live solo sui pezzi anni’80 avrei dovuto fare un qualcosa di elettronico alla Depeche Mode, invece ho voluto mettere insieme una band classica (chitarra, basso batteria ecc.) e sono molto contento del risultato. Era un mio sogno adolescenziale far parte di una band”.

 Tornando poi indietro proprio agli anni’80 riesci ad identificare una canzone di quel periodo alla quale sei più legato?
“Se devo parlare di un brano dico subito Masterpiece perché è stato l’inizio, il nascere di questo suono e di questa entità strana che è Gazebo. Da lì è nata la Italo Disco: credo che Masterpiece, cronologicamente, sia il primo pezzo prodotto in Italia nel quale si è mescolata la New Wave inglese con la melodia e l’elettronica, ha aperto una strada che poi tantissimi altri hanno percorso con grande successo”.

 Fai serate in tutto il mondo: in quale paese ti trovi meglio come pubblico?
“Difficile scegliere: il 50% del mio lavoro è basato sull’Italia, paese che è per me il cuore di tutto, qui mi sento a mio agio. I like Chopin ha fatto il giro del mondo e mi ha aperto moltissime strade, mi trovo anche io ad essere stupito in prima persona di fare serate ad tipo Hong Kong o Giappone.
Sono passati trent’anni ed è bellissimo trovare sempre grande calore da parte del pubblico.
Quando brani come I like Chopin raggiungono quel tipo di successo in qualche modo non ti appartengono più, ma diventano parte del vissuto delle persone ed è una cosa meravigliosa.
La mia seconda comunità su facebook è il Brasile, paese dove ho tanti fans: non ho mai suonato lì, ma spero di farlo presto”.

 Dove ti porterà la tua musica dopo Reset?
“Sto lavorando su quello che amo definire “il mio disco ludico”, uscirà penso a settembre. Uscirà invece un “disco serio” il prossimo anno”.

Piero Vittoria per FullSong

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