Francesco Garito: esce “L’Attesa”

Semplicità ed istinto. Musica suonata, musica volutamente scarna, musica lasciata libera di esistere senza regole. Quella di Francesco Garito è una produzione che non insegue le mode e non fa l’inchino a nessuno… tantomeno cerca di piacere seguendo i cliché del pop d’autore italiano.

GARITOGARITO

Lui, cantautore di antica scuola, toscano d’adozione e conservatore di stilemi che hanno segnato un’epoca. Non a caso in questo suo nuovo disco, dovendo citarne uno, ci ripropone la sua versione di un successo di Francesco De Gregori. Non uno dei primissimi suoi lavori, ma considerando che il cantautore di “ Rimmel” non ha mai cambiato quasi nulla in oltre 40 anni di carriera, direi che la citazione in senso estetico non deve preoccuparsi del tempo che passa. Francesco Garito ci regala questo disco che intitola “L’Attesa” pubblicato da Radici Records e in cui racchiude 8 tracce, di cui una è la cover di cui sopra più due musiche inedite scritte da lui per coronare testi poetici di altri artisti.
Poi arrivano i cinque inediti di suo totale pugno che sinceramente non tolgono e non danno nulla alla tradizione se non per una cosa assai ricca verso cui punto il dito e mi ostino a sottolineare. Parliamo di verità. “L’Attesa” è un disco vero. Onore al merito di Stefano Cantarelli che ha sposato a pieno questo tipo di produzione collaborando con Garito stesso alla realizzazione e agli arrangiamenti. Assieme al cantautore toscano, in scena arriva un lavoro verace, istintivo… semplice … proprio come dicevo all’inizio di questa recensione.
Suoni scarni, analogici, privi di sfacciata bellezza estetica ma pur sempre rispettosi di una qualche educazione nel comportarsi, quanto basta per dare il contentino a chi deve comunque orientarsi. La forma canzone di Garito poi non sta li ad inseguire il dovere radiofonico di un ritornello facile e frizzante oppure si priva dello sforzo di restituire al suo pubblico cose belle e automatiche da ricordare a memoria e poi fischiettare per strada. E anche solo spulciando testi come quello del singolo di lancio “Fahrenheit 45” si capisce quanta premura e altrettanto istinto fotografico (perché l’ascolto di questo disco mi restituisce forti sensazioni visionarie) vi sia dietro la scelta delle parole. Non parla ad un popolo di copertina ne ad un ascoltatore avido di mode. Non usa parole difficili perché non è canzone saccente la sua. Non insegna nulla a nessuno… fa solo una fotografia – appunto.
Ed una fotografia è quel preciso momento, quel preciso significato, quel preciso suono che non va ritoccato. Ce lo narra il cantastorie Francesco Garito. Un ascolto ricco di spunti e di critica sociale intelligente. Un ascolto che non consiglio a chi per abitudine vede solo la televisione.

 

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