Ermal Meta, “Vietato morire”. La recensione

Quando ho ascoltato il brano “Vietato morire” che Ermal Meta ha portato al Festival di Sanremo che si è concluso poche settimane fa, ho pensato che stavo ascoltando qualcosa di davvero emozionante.

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La potenza espressiva del pezzo mi ha fatto entrare subito nel suo mondo e nella storia che ha voluto raccontare.
In un istante ero piccolo anche io accanto alla maestra Margherita vestita a fiori e con i fianchi un po’ larghi, gridando anche io perché il piccolo Ermal avesse un occhio nero.
Lo story-board della canzone è stupendamente chiaro con immagini nette dettate dalla poetica asciutta e precisa dell’artista.
L’ho visto stringere la pietra magica per portare via la madre da quella immensa tragedia che oggi come non mai possiamo trovare purtroppo tra le notizie della vita quotidiana.
Ermal Meta pero’ non si limita a raccontarla come una tragedia ma racconta una vittoria una rivincita grazie alla forza che gli viene trasmessa dalla madre. Il ritornello infatti rimane quasi mono-tono quasi fosse dettato in prima persona da lei che gli regala (e ci regala) l’insegnamento più bello- ” L’amore non prende a pugni mai ricordati di disobbedire perché è vietato morire”- e con quell’ amore sconfinato che solo una madre ha verso il proprio figlio.
La forza di questo brano la si trova in quasi tutti gli altri pezzi del suo ultimo lavoro che gia’ dalla copertina (ritratto di Ermal ad olio su fondo bianco) intende comunicare tutto quello che ha passato per arrivare fin dove è adesso come uomo e come artista.
Brani come “ Odio le favole “ ,”Gravita in me” hanno ritmi incalzanti e un’elettronica elegante i ritornelli spesso padroneggiano e danno il senso al pezzo grazie alla poetica importante e affilata-“Gravita con me perché l’amore è quello che ci salva”.
Il lavoro si ascolta con leggerezza e profondita’ assieme, gli arrangiamenti e le immagini si susseguono senza mai cozzare tra di loro. Canzoni come “ A parte te” entrano nell’intimo dell’artista con immagini autobiografiche evidenti dove la poesia della parole diventa amore in ogni cosa-“Sempre sarai nella tasca a destra in alto”.
Quando Ermal Meta scrive canzoni d’amore non parte dagli amanti , non è storia fine a se stessa, ma comincia dal mondo, da una visione globale della societa’ che in apparenza puo’ non c’entrare nulla con quello che in realta’ si vorrebbe ascoltare, invece-“Nonostante le correnti, e tutti questi cambiamenti c’e’ luce dentro gli occhi”, scopri che ogni cosa ogni gesto è legato tra loro perché è tutto parte della vita e tutto influenza tutto.
“Lettera a mio padre” chiude un po’ il messaggio che Ermal vuole far sapere a lui, che nel pezzo addita senza mezzi termini come mostro .
Il brano e’ inesorabilmente un odio che viene alla luce, questo perché’ chi supera certe prove divampa in qualcosa di straordinario, come straordinario è questo album “Vietato morire” che indica e pone  Ermal Meta come una delle piu’ belle realta’ nel nuovo mondo del cantautorato italiano.

Carmelo Del Genio per FullSong


Redazione FullSong

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