No Hay Problema, l’intervista

Abbiamo intervistato per FullSong i simpaticissimi “No Hay Problema”, eccellente band di Palermo che tra jazz , pop e sound elettronico è riuscita a creare “Quando La Musica Suona” un disco tecnicamente perfetto.

No Hay ProblemaNo Hay Problema

Ci parlate del vostro background artistico? Da dove venite, come vi siete conosciuti?
Abbiamo background molto diversi. Marco, il nostro english man, suona il basso da giovanissimo e ha studiato musica e suonato per anni in Inghilterra. Lui proviene dal jazz e dal funky. Irene ha studiato tecnica ed improvvisazione vocale approfondendo il repertorio vocale medievale, rinascimentale e barocco, la liederistica tedesca, la musica del Novecento per poi approdare al pop con i NHP. Lucia è la più giovane musicalmente, ha iniziato a studiare a 30 anni a Palermo appassionandosi soprattutto alla musica latina. Insomma un bel cocktail dagli ingredienti inaspettati. Irene e Marco suonavano insieme in una cover band formata da sette elementi, poi la band si è iniziata a disgregare ed è arrivata Lucia. Una sera ci siamo trovati a suonare in trio perché il pianista ci aveva dato buca all’ultimo minuto … il concerto fu stupendo e noi capimmo che quella era la strada. Poi l’incontro con Elisabetta e Serenella di Pathos ha stimolato una forte spinta verso gli inediti.

Vi sentite più a vostro agio fra le mura di uno studio, oppure nella dimensione live?
Certamente live, ci divertiamo molto, anche se siamo solo un trio spesso i nostri concerti finiscono con il pubblico che balla e si diverte. Cerchiamo di comunicare tutta la nostra energia e la felicità che ci da poter suonare. Lo studio è un momento in cui ti ritrai e ti dedichi alla musica che hai scritto, la definisci con cura ed attenzione, ma è pur sempre un trampolino di lancio per l’incontro successivo con il pubblico.

Veniamo alla scelta del nome della band. Converrete che dal punto di vista del marketing avete azzeccato il nome giusto, come è nato?
No Hay Problema è uno standard jazz. E’ il brano con cui la nostra cover band iniziava i live. Quando abbiamo iniziato a suonare in trio abbiamo tentato di cambiarlo, ma non riuscivamo a trovare niente che ci rappresentasse così bene, che raccontasse l’allegria e la positività che vogliamo trasmettere con la musica.

Parliamo del vostro ultimo disco. Cosa rappresenta questo titolo?
Quando la musica suona è stata scritta dopo un live suonato in condizioni disastrose, ma con un feeling tra noi e il pubblico incredibile. Tornando a casa Lucia scrisse questo testo per raccontare che se ti lascia avvolgere e travolgere dalla musica non servono tante delle sovrastrutture che spesso in questo mondo si utilizzano. E’ tutto molto più semplice. Da li abbiamo deciso che poteva rappresentare tutto il disco, un disco che parla di come cercare di prendere la vita con un pizzico di ironia, cercando un cambiamento personale senza stare fermi a lamentarsi.

In generale e in linea di massima, come nasce un vostro brano? Sebbene presumo si tratti di procedimenti sempre diversi e all’avanguardia…
Partiamo quasi sempre dal testo. Molti li ha scritti Lucia, uno Irene, due brani ci sono stati regalati da amici molto preziosi. Poi scriviamo la musica insieme a casa, oppure in studio. La componiamo suonando e fissiamo di volta in volta le cose che ci piacciono.

Mi è piaciuto molto il pezzo “La parte fragile” (adoro lo stile jazz) come è nato?
Ecco questo l’ha scritto Irene. Eravamo in tournèè a Milano e Marco, che è il surreale del trio, Si è svegliato una mattina raccontando un sogno nel quale eravamo tutti e tre al mare, immersi fino al ginocchio, con dei libri che galleggiavano e lui non sapeva se salvarli o continuare a ridere e giocare con noi. Irene, il giorno stesso, ha scritto una bozza di testo sul suo quadernetto. Poi un giorno mentre già lavoravamo al disco è venuta con il testo scritto per intero e la melodia. E’ uno dei brani di questo disco al quale siamo più legati.

Mi piace la vostra ironia, i vostri pezzi ne sono intrisi, siete così anche nella vita?
Assolutamente si. L’ironia è salvifica. Noi non riusciamo ad essere seri quasi mai! Ci piace prenderci in giro e guardare il mondo a noi cercando una chiave di lettura divertente, anche quando è amara. Poi abbiamo Marco Faldetta che è capace di dire sempre quella frase in più che ti spiazza e ti fa ridere con le lacrime. Il nostro ultimo video “No Hay Problema” punta proprio su far vedere che noi siamo così: cretini nella vita di ogni giorno!

Per l’estate che sta arrivando, sono previsti dei live?
Si abbiamo già alcuni live programmati in Sicilia e la nostra produzione, la Pathos, sta preparando un tour in giro per l’Italia.

Un difetto e un pregio di tutti e tre?
Marco, Lucia, Irene : noi non abbiamo pregi, ma solo difetti che sappiamo camuffare in pregi.

Grazie!

Alba Cosentino

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