Luca Loizzi a FullSong: intervista per l'uscita dell'album omonimo

Luca Loizzi è il nome nuovo del nostro cantautorato: la sua camaleontica capacità di spaziare dal swing, al blues, al folk fino al jazz con incredibile naturalezza lo rendono l’immagine dell’artista  anticommerciale per eccellenza. Contro ogni moda del momento, questo disco di debutto è di una bellezza incredibile.

   Arrangiamenti acustici semplici e testi che sanno di vita quotidiano le sue carte vincenti.Questa la nostra intervista con Loizzi. “Di questo tuo lavoro di debutto colpisce la semplicità degli arrangiamenti acustici che riescono a

 

 Arrangiamenti acustici semplici e testi che sanno di vita quotidiano le sue carte vincenti.
Questa la nostra intervista con Loizzi.

“Di questo tuo lavoro di debutto colpisce la semplicità degli arrangiamenti acustici che riescono a regalare atmosfere a tratti retrò e a tratti più moderne: come sei riuscito a realizzare questo tipo di sonorità?”
“In realta’ nei mesi che hanno preceduto la produzione vera e propria del disco in studio, io, Beppe e Nico abbiamo investito parecchio tempo nell’ascolto dei dischi che consideravamo fondamentali per la nostra storia personale di musicisti ed appassionati di musica: dischi di Tom Waits, Bob Dylan, dei Beatles, di George Brassens, Benabar, Vincent Delerm e ancora Giorgio Gaber, Piero Ciampi e Fabrizio De Andre’ hanno rappresentato il punto di partenza per il disegno e le architetture musicale dei brani che andavamo a costruire insieme. L’esperienza come produttori e arrangiatori di Beppe e Nico hanno fatto il resto e soprattutto la differenza.”

“Perché la scelta di un singolo controcorrente come “Quando meno te lo aspetti”?”

“Innanzitutto perche´e´il brano  cui sono piu’ legato dal punto di vista affettivo: si tratta di una sintesi “morbida” della mia vita in questi ultimi tre anni. Poi, come spesso mi capita mentre scrivo, l’autobiografia si confonde con uno sguardo piu’ ampio rivolto al nostro paese ed alle sue contraddizioni proprio perche´ nessuna coscienza  e’ un’ isola ed inevitabilmente e’ tenuta a confrontarsi con il mondo che la circonda. Infine musicalmente mi divertiva l’idea di promuovere come singolo una canzone che alternasse a delle strofe ricercate e poetiche, un ritornello assurdo e nosense che invitasse a cantare “badabadunbabadunbaba’ “!

“Dopo l’ascolto dell’album è facile accostare il tuo modo di fare musica alla migliore tradizione degli chansonnier francesi, ma anche ad un Buscaglione e Gaber d’annata: da dove credi che arrivi in realtà la tua camaleontica capacità di scrivere musica?”
“Fino ai vent’anni circa, ho ascoltato quasi esclusivamente rock inglese ed americano: Beatles e Bowie su tutti, Led Zeppelin e Cure, Doors e Bob Dylan. Poi ho scoperto il jazz grazie a John Coltrane e Chet Baker arrivando ad amare Theolonius Monk e Bill Evans. Piu’ tardi ancora, e quasi me ne vergogno, ho cominciato ad apprezzare finalmente l’enorme bagaglio culturale che offriva il nostro paese: Buscaglione, Arigliano, Endrigo, Tenco fino ai piu’ conosciuti Gaetano, Gaber, Ciampi, Dalla, De Gregori e De Andre’. Di li’ poi ho viaggiato a ritroso scoprendo il debito musicale dei nostri cantautori nei confronti dei grandi chansonnier francesi come Brassens e Brel fino ai piu’ giovani Benabar e Delerm. Negli ultimi dieci anni ho soggiornato spesso a Parigi per motivi di studio e  cio’ mi ha permesso di conoscere dal vivo non solo la modernissima canzone francese che si contamina con le tante e diverse culture figlie di un meltin pot linguistico e culturale che nel nostro paese non e’ ancora divenuto realta’, ma anche di innammorarmi del gipsy jazz alla Django Reinhardt. Tutti questi mondi per me convivono in un universo parallelo che rappresenta il mio personalissimo microcosmo musicale che mescolati in dosi diverse riaffiorano spontaneamente quando mi dedico alla scrittura”.

Che fastidio” è una forte denuncia nei confronti delle ingiustizie della società odierna: come nasce una canzone di protesta come questa? Perché la citazione al suo interno di Carlos Santana?”
“Precisamente 3 anni fa ho deciso in maniera definitiva di fare a meno della televisone perche’ mi sono reso finalmete conto della sua effettiva inutilita’ e del suo enorme potere di assoggettamento dell’individuo che diviene suo malgrado passivo senza accorgersene. Da allora ho piu’ tempo per la mia vita e non ho alcun rimpianto. “Che Fastidio” e’ il frutto di quella fase di rigetto della tv e del falso mondo che essa ci propina ogni giorno.E Santana… e´un mito!”

”Di notte”, a mio giudizio”, è il piccolo grande gioiello di questo tuo lavoro: di cosa parla e da dove hai tratto ispirazione scrivendola?”
“Innanzitutto ti ringrazio per il “piccolo grande gioiello”! Prima di diventare, quest’anno, docente di italiano e latino a tempo indeterminato, ho trascorso quasi dieci anni di precariato durante i quali i mesi estivi erano senza stipendio e i giorni di malattia venivano decurtati dalla paga mensile. Cio’ mi ha reso precario anche nel modo di vivere e di intendere il mio futuro. Ho cercato allora di raccontare questa mia condizione facendo riferimento a chi potesse viverla anche peggio e cioe’ a tutti coloro che perdono il lavoro avendo gia’ una famiglia da mantenere o coloro che sono costretti a salire su di una gru per ricordare al mondo indifferente della politica che cosi’ non puo’ continuare”.

“Come intendi promozionare questo tuo album di debutto?”
“Suonando, suonando e suonando! Ovunque e per tutti! Cercando di far arrivare la mia musica anche presso gli Esquimesi che so essere miei fans affezionatissimi!!!”

Intervista a cura di Piero Vittoria.

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