Intervista agli U'Papun: da Caparezza al caos ritmico

Dopo aver proposto la recensione di Fiori Innocenti degli U’Papun, Piero Vittoria intervista la band pugliese che fa del “caos ritmico” un’arte, passando per l’eccellente collaborazione con Caparezza.

Gli U’Papun fanno decisamente centro con il loro album d’esordio “Fiori Innocenti“: inutile cercare di definire la loro musica, se non dicendo che è figlia del caos puro, del mondo della contaminazione più spinta, quella

Gli U’Papun fanno decisamente centro con il loro album d’esordio “Fiori Innocenti“: inutile cercare di definire la loro musica, se non dicendo che è figlia del caos puro, del mondo della contaminazione più spinta, quella cioè che non guarda alle leggi del mercato, ma è mossa solo dalla voglia di non rimanere imprigionati in un genere e cerca cioè di ampliare gli orizzonti creando appunto una situazione di caos che sconvolge e cattura allo stesso tempo.
La band pugliese è attiva già da qualche anno, ma giunge solo oggi a pubblicare questo riuscitissimo primo disco che farà molto parlare di sé. Il singolo estratto, “L’appapparenza”, vede la partecipazione di uno straordinario Caparezza: la canzone è anche accompagnata da un video molto teatrale decisamente ben realizzato.
Fiori Innocenti” è dunque un disco da scoprire cercando di carpirne ogni suo segreto: se ne rimarrà affascinati! Ecco come gli U’Papun raccontano il disco a Piero Vittoria

Piero: Innanzitutto complimenti perché “Fiori innocenti” è davvero un gran bel lavoro. Mi piace definirlo “Caos ritmico allo stato puro”: folk, pop, rock, funk e tanto altro si incontrano in un mix di generi decisamente avvolgente. Vi rivedete in questa definizione o preferite darne un’altra vostra?

U’Papun: Caos ritmico è davvero una definizione originale, per cui l’accettiamo ben volentieri. Sono dei tempi in cui stiamo vivendo nel caos e forse inconsciamente si viene influenzati da tutto ciò e lo si rigetta in quello che si fa. Il nostro mix in realtà tende all’ordine, perché è molto ben curato nei dettagli e non è lasciato al caso. La tua definizione rimane comunque singolare e molto stimolante per noi.

P.: Personalmente amo molto “Uomo qualunque”, una canzone veramente meravigliosa: ce ne parlate?

U.P.: Il testo parla del mondo del lavoro, in particolare di chi si spacca la schiena per anni con onestà per avere poco o niente in cambio. In questo caso la voce narrante è di colui che farebbe qualsiasi cosa pur di farsi una posizione, perdendo la dignità e denigrando i più deboli, come se lui non lo fosse. Abbiamo scelto di non elaborare troppo l’arrangiamento di questo brano, per lasciarlo scorrere semplice, concreto ed emotivo.

P.: L’incontro con Caparezza per il singolo “L’apparenza” è grandioso: come nasce questa collaborazione?  
U.P.: La collaborazione nasce innanzitutto dalla stima che proviamo per lui. Quando abbiamo messo giù le prime idee su questo brano ci è venuto subito in mente Michele (Salvemini in arte Caparezza), che ha sempre trattato certi temi con molta lucidità. Per cui abbiamo voluto osare con questo scambio di linguaggi, che abbiamo anche cercato di rendere al meglio nell’arrangiamento. Un mix tra il sound U’ Papun e Caparezza, di cui siamo molto fieri a dirla tutta. La sua disponibilità e l’entusiasmo poi hanno fatto il resto, spingendolo a concedersi anche per il videoclip in cui è stato strepitoso.

P.: Il video del brano è assolutamente geniale nella sua teatralità: da chi nasce l’idea?

U.P.: L’idea è stata messa su da Enzo Piglionica (regista), tenendo bene a mente le nostre proposte. Volevamo un video in stile Monty Python i cui personaggi, interpretati da noi, dovevano avere quel non so che di demenziale. Essendo il nostro primo video volevamo farci rappresentare al meglio, mettendo in luce quella teatralità che caratterizza i nostri show. Enzo è stato il regista giusto perché è riuscito ad entrare in simbiosi con noi, creando una situazione lavorativa spassosa e a tratti surreale. Il progetto è 100% made in Puglia e vede anche la presenza di altri artisti locali , tra cui Nico Caldarulo della nota band reggae Suoni Mudù.

P.: Questo album ha delle sonorità avvolgenti che si prestano molto ad essere riproposte live: si ha l’impressione che voi possiate dare molto dal vivo. Cosa si deve aspettare una persona che verrà a vedere un vostro concerto?

U.P.: Innanzitutto l’impatto sonoro sarà molto diverso rispetto al disco. Dal vivo il sound è molto più feroce e l’interazione più carnale. In più c’è il teatro che impreziosisce con dissacranti colpi di scena. Chi ci ha visto dal vivo fino ad ora è riuscito a ridere, commuoversi e riflettere in sole due ore di spettacolo. Questo per noi è gia un grande obiettivo raggiunto, dato il lavoro maniacale che eseguiamo per ottenere in cambio delle sensazioni vere.

P.: Infine, per chi non lo sapesse, spieghiamo cosa vuol dire il nome “U’Papun”.

U.P.: U’ Papun nella tradizione barese rappresenta l’uomo nero. Un tempo pare ci fosse una canzone popolare che le mamme cantavano ai bambini che non volevano andare a nanna. Abbiamo scelto questo nome per più motivi, intanto perchè siamo molto legati alla nostra terra e cerchiamo di inserire sempre un pizzico di Puglia anche nelle nostre canzoni, e poi perchè è stato spunto di molte idee sceniche che oggi adottiamo sul palco. Aggiungiamo che il nome è scritto in forma errata un po’ per scelta stilistica e un pò per provocazione a chi snobba i dialetti, convinto che non abbiano delle proprie regole linguistiche e una valenza culturale.

Intervista a cura di Piero Vittoria.

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