Intervista a Bobby Soul: una chiacchierata con FullSong

FullSong intervista Bobby Soul: tra esperienze del passato e progetti futuri, ecco la chiacchierata tra il padrino italiano del funky e Piero Vittoria.

Il padrino italiano del funky è tonato: Bobby Soul pubblica il suo nuovo lavoro solista “Conseguenze del groove”. È un disco accattivante, coinvolgente intriso di funky soul in ogni sua traccia, ma anche con qualche

Il padrino italiano del funky è tonato: Bobby Soul pubblica il suo nuovo lavoro solista “Conseguenze del groove”. È un disco accattivante, coinvolgente intriso di funky soul in ogni sua traccia, ma anche con qualche riuscito sconfinamento nel jazz-bossanova e rock. In questa sua nuova avventura discografica in realtà Bobby Soul è accompagnato dalle band che lo hanno sempre seguito negli ultimi anni (Les Gastones, The Knickers e Los Bonobos Boracheros).
Fra le tracce presenti si segnalano “Conseguenze”, brano di apertura e vero manifesto dell’intero disco,“Crudele”, la bella cover di Ritchie Havens “Freedom”, “Ancora”. Questa la nostra intervista con Bobby Soul.

Piero Vittoria: “Innanzitutto complimenti perché “Conseguenze del groove” è un lavoro avvolgente che conquista sin dal primo ascolto. Com’è nato?”
Bobby Soul: “Ti ringrazio. E’ nato lungo quattro anni di lavoro comune con svariati musicisti con i quali ho suonato spessissimo dal vivo. Ma quando l’abbiamo registrato (in due diverse sessioni a Londra e a Genova), benchè io avessi già in mente le tematiche di fondo dell’album, abbiamo lasciato che la musica fluisse libera e fosse espressione diretta di autentiche jam. La maggior parte dei brani che compongono questo disco sono nati sul momento e quasi tutte le parti strumentali e molti dei cantati sono dei “buona alla prima”, a parte i testi che invece curo con particolare attenzione. Quindi questo disco nasce soprattutto nel segno della fiducia reciproca di potere fare qualcosa di buono, libero ed istintivo senza dovere avere un compositore-padrone che detta le parti ma con uno spirito di composizione libera ed estemporanea. Dopo di che c’è stato un lungo lavoro da parte mia e di Chicco Parisi (che ha coprodotto alcuni brani ed è il bassista dei Knickers) su alcuni dettagli e soprattutto sul suono”.

P. V.: “Questo è sì un disco solista, ma in realtà anche in questa occasione ti sei fatto affiancare dalle tre band che ti hanno sempre seguito negli ultimi anni …
B.S.: “Les Gastones sono un affiatatissimo quartetto che credo interpreti alla perfezione un’idea di Funk italiano, contemporaneo ed esuberante, The Kmickers un trio che unisce al groove sonorità più elettriche, psichedeliche e struggenti mentre Los Bonobos Boracheros è la formula con cui io e lo straordinario chitarrista Alessio Caorsi suoniamo in giro in acustico. Queste tre diverse situazioni si combinano lungo le tracce di un album che è una specie di antologia del mio vissuto di questi ultimi anni”.

P.V.: “Quanto delle tue esperienze discografiche precedenti c’è in questo disco ed in cosa invece se ne allontana?”
B.S.: “Si chiama “Conseguenze del Groove” proprio per segnare un punto di partenza preciso, che è appunto la passione per il ritmo e la musica afroamericana, verso però territori altri che a volte lambiscono il Rock e a volte la canzone d’autore, oltre a narrare le peripezie e quindi le conseguenze di chi decide di intraprendere questo cammino. Rispetto al passato c’è sicuramente una minore sofisticazione elettronica, nessun uso di campioni e complessivamente credo sia più scarno ed essenziale”.

P.V.: “Il funky – soul è grande protagonista di quasi tutte le tracce, ma a noi è piaciuto molto “Crudele”, brano dalle atmosfere bossanova-jazz: come nasce questo suo nuovo arrangiamento (ricordiamo che era già presente in tuo precedente album in diversa veste)?
B.S.: “Crudele è una canzone che risale appunto a qualche anno orsono e non ero del tutto soddisfatto della versione precedente, ritenevo che testo e melodia potessero essere meglio valorizzati. Quindi ho chiesto a Matteo Minchillo (tastierista de Les Gastones) di arrangiarlo. Matteo è un musicista di conservatorio ma prima ancora un talento naturale incredibile è credo ci abbia messo qualcosa come dieci minuti a trovare la chiave di lettura per il brano. Siamo entrati in studio e quella sul disco è esattamente la prima versione che abbiamo suonato, senza click peraltro, quindi con nessuna possibilità di ulteriori elaborazioni”.

P.V.: “L’album ha sonorità che sicuramente si adattano molto alla situazione live: dove ti vedremo in concerto?
B.S.: “In questi giorni stiamo presentando il disco in Liguria ma già il 23 Febbraio saremo a Torino, poi i primi di Marzo in Campania e poi a Roma e in Lazio. Ma tutte le date sono su www.bobbysoul.com”.

P.V.: “Infine, cosa pensi del fatto che ti chiamano “Il padrino italiano del funky”, senti cioè il peso di questo impegnativo appellativo?”
B.S.: “Ma no, nessun peso. Poi padrino è anche una cosa scherzosa, in realtà sono un grande appassionato e direi un testimone di questa musica, che fra l’altro in Italia ha esponenti ben più importanti di me come Enzo Avitabile e James Senese, per citarne alcuni. Faccio di tutto perchè il funk arrivi al maggior numero di persone possibili perchè ritengo sia qualcosa che fa molto bene alla salute!”

Intervista a cura di Piero Vittoria.

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