Tra le stanze verdi e umide di un laboratorio della Guerra Fredda, Guillermo del Toro mette in scena una fiaba adulta che parla di diversità, desiderio e libertà. The Shape of Water non è solo un film da guardare: è un mondo da ascoltare. E la sua materia sonora porta la firma inconfondibile di Alexandre Desplat, architetto di melodie che sanno essere leggere come bollicine e profonde come un fondale scuro.
La regia di del Toro, intrisa di colori acquatici e oggetti retro, invoca una musica che non descriva l’acqua, ma che la diventi: una corrente costante che trascina i personaggi senza mai sommergerli. Desplat risponde con una partitura che danza in tre quarti, un valzer sognante che avvolge la protagonista muta, Elisa, e la creatura anfibia con una tenerezza luminosa, lontana dagli stereotipi del “mostro” e dell’horror. È musica da film, sì, ma soprattutto è voce narrante.
La musica come architettura del sogno
In The Shape of Water, la colonna sonora non accompagna la storia: la costruisce. Desplat sceglie un linguaggio melodico immediato e riconoscibile, fatto di temi che ritornano e si trasformano seguendo gli umori della trama. Il tempo di valzer è la spina dorsale emotiva: suggerisce il movimento dell’acqua, il dondolio dell’abbandono, e in filigrana la dolcezza di una relazione che nasce ai margini del mondo.
La partitura lavora a bassa voce, con dinamiche soffuse e un’orchestrazione ariosa. Il risultato è un tappeto sonoro che respira, fa spazio ai rumori d’ambiente, si incurva attorno ai silenzi della protagonista e li trasfigura in canto. Qui Desplat dimostra ancora una volta una qualità rara nella musica da film: l’arte di dire senza gridare.
Il fischio iniziale: un respiro che diventa tema
Il primo segnale di questa poetica è un fischio sottile, quasi un soffio umano che si fa melodia. È come se il respiro si tramutasse in canto e mettesse in moto la narrazione. Quel motivo, subito riconoscibile, è un invito a entrare nella fiaba: parte nuda, si veste di colori, si apre all’accordion, a un pianoforte leggero, a legni che ne ampliano il timbro senza appesantirlo. Il fischio è fragile eppure deciso, una firma discreta che restituisce innocenza e ironia, ricordandoci che l’incantesimo nasce da gesti minuti.
Il leitmotiv amoroso: un valzer sospeso
Il cuore della colonna sonora è il tema di Elisa: una linea che ondeggia, risale e scende in piccoli archi, come se cercasse la misura esatta dell’altro. Gli archi in legato disegnano un’eleganza senza tempo, mentre i fiati rispondono con frasi brevi, carezze di colore. Nelle scene di intimità, il tema si fa quasi trasparente; nei momenti di pericolo, si incrina, cambia armonia, conserva però un nucleo di purezza che non si spegne. È la musica della fiducia che si rischia.
Orchestrazioni leggere: fiati in primo piano e la carezza delle corde
La tavolozza timbrica di Desplat predilige i legni: flauti, clarinetti e fagotti si alternano a piccoli duetti, come bolle che salgono da un fondale. L’accordion aggiunge un’ombra parigina che non è citazione, ma tatto: un modo di sfiorare il passato senza ancorarlo a un luogo preciso. Arpa e celesta increspano la superficie con scintille, mentre gli archi scolpiscono glissandi morbidi che richiamano il moto dell’acqua. Le percussioni sono misurate: vibrafono e leggeri battiti suggeriscono il passo del tempo più che imporlo.
Onde sonore e profondità: tensione senza clangore
Quando la storia scivola verso la fuga e l’azione, il tessuto resta liquido. I registri gravi dei legni e dei contrabbassi disegnano correnti sotterranee, la ritmica pulsa in cellule ripetute, ma i metalli non travolgono: servono a scolpire prospettiva, non a spaventare. La scrittura armonica introduce leggere asperità, come scogli affioranti, e la riverberazione degli impasti crea l’effetto di una stanza piena d’acqua in cui ogni gesto risuona più a lungo. È una tensione che preferisce lo sguardo lungo al colpo di scena.
Dialoghi, silenzi e canzoni: un ecosistema sonoro
La musica di Desplat convive con una ricca dimensione diegetica: vecchi dischi, frammenti radiofonici, il rumore della città. Le canzoni d’epoca che affiorano nel film non interrompono la partitura: vi si adagiano, come un ricordo che torna a galla. La colonna sonora, così, abbraccia il mondo interno dei personaggi e quello esterno del loro tempo, mantenendo coerenza timbrica e una grazia narrativa rara nell’attuale panorama della musica da film.
Risonanze nel catalogo di Desplat
Chi conosce Alexandre Desplat riconoscerà qui molte delle sue virtù. Il senso del valzer e dell’ornamento sottile rimanda a The Grand Budapest Hotel (con cui l’autore ha vinto il suo primo Oscar), ma la scrittura di The Shape of Water è più umida, più tattile, meno geometrica. La sensibilità per il dettaglio timbrico e le strutture a cellule ricordano The Imitation Game, mentre la misura aristocratica di frasi e pause fa eco alle eleganze di The King’s Speech. Eppure qui Desplat spinge la sua poetica a una sintesi nuova: romanticismo senza melassa, fantasia senza infantilismo, una Desplat soundtrack che sembra respirare con le immagini.
Premi e riconoscimenti: quando l’eleganza conquista
La colonna sonora di The Shape of Water è stata accolta con entusiasmo unanime. Ha vinto l’Oscar alla Miglior Colonna Sonora, accompagnato da riconoscimenti prestigiosi come il Golden Globe e il BAFTA. Per Desplat è stato il secondo Academy Award, a conferma di un percorso che lo ha reso una delle voci più autorevoli tra le colonne sonore premi Oscar. Premi che non premiano soltanto una bella melodia, ma l’architettura di un racconto musicale capace di parlare al grande pubblico senza rinunciare alla finezza artigianale.
Una fiaba moderna che si ascolta
Alla fine, ciò che resta di The Shape of Water è la sensazione di aver camminato in una stanza piena d’acqua: ogni passo è lento, ogni parola pesa, ogni sguardo suona. La musica di Desplat rende credibile l’impossibile: filtra la luce sui volti, ammorbidisce gli spigoli della realtà, sostiene il coraggio dell’amore quando non ha più voce. Ascoltata da sola, la partitura conserva la sua forza evocativa: tracce come Elisa’s Theme, The Shape of Water, The Princess Without Voice o Underwater Kiss sono piccole stanze emotive in cui tornare, per ritrovare il respiro della storia.
Per chi ama Alexandre Desplat e la musica da film, questa è una lezione di misura e immaginazione: un invito a riascoltare la The Shape of Water colonna sonora con attenzione ai dettagli, magari in cuffia, lasciandosi portare dalla corrente dei fiati e dal valzer sospeso. E poi proseguire il viaggio: scoprire altri capitoli del suo catalogo, oppure addentrarsi in nuove pagine di cinema sonoro qui su FullSong.it.



