Nel 2011 Rebirth aveva segnato la rinascita dei The Gift, band storica dell’underground italiano degli anni’80, quelli dell’epoca d’oro per il nostro rock di un certo tipo. In quel disco trovarono spazio due inediti che andarono a fare compagnia ad altre canzoni incise già nel 1986 che grazie alla sapiente produzione della Protosound e Spray Records videro finalmente la luce. Ne derivò un rinnovato interesse intorno ai quattro musicisti abruzzesi che portarono anche in tour quel disco riscuotendo ovunque un ottimo successo.
2014 …. arriva finalmente il secondo capitolo della rinascita e diciamolo subito: i “ragazzi” sono in forma smagliante e ne hanno ancora di carte da giocarsi!
Time is over è composto da dieci canzoni inedite ed un nuovo arrangiamento della storica I never walk alone …. ed è decisamente musica di altissimo livello per le nostre orecchie!
Il tempo sembra essersi fermato a quell’irripetibile epoca in cui i The Gift nacquero: lo stile è rimasto quello che li ha resi uno dei gruppi di cui si parlò tanto, ma con una pulizia di suono che rende ancora più affascinante la loro musica grazie all’inconfondibile tocco di Domenico Pulsinelli “in regia”.
Lo scenario è Srebrenica. Potocari, genocidio Bosniaco del 1995: un popolo falcidiato ed una regione le cui bellezze sono state distrutte dalla guerra, ma anche la rinascita, la voglia di uscire da una simile tragedia.
Grande protagonista però è la musica ….. come detto il tempo sembra essersi fermato per i The Gift che non guardano assolutamente al mercato di oggi, non snaturano cioè il loro stile lasciandolo intatto e continuando il percorso intrapreso negli anni’80 e poi troppo a lungo interrotto.
Time is over è la riprova di quanto fossero all’avanguardia all’epoca e di quanto lo siano altrettanto oggi con sonorità fuori dal tempo e da tutto quello che è la musica attuale.
È un lavoro che non si lascia minimamente influenzare dalle mode, ma fa della semplicità e della nuova ricerca un punto di forza ….. già la ricerca: dove la si trova? Dalle collaborazioni si vede la voglia dei The Gift di arricchire il loro modo di fare musica: la presenza del britannico Geoff Warren, grande maestro di sax e di flauti e Stefano Taglietti, pianista che già li aiuta da tempo live, regala ancora più fascino alle undici tracce del cd.
Echi di new wave o Litfiba primo periodo ed un certo tipo di psichedelia alla Television, con suoni grezzi e schietti che conquistano e avvolgono l’ascoltatore: questo è Time is Over.
Qualcuno ha detto che manchi di originalità e vada a pescare troppo nel passato, noi siamo del parere invece che sia bello che una band come i The Gift non abbia mai sentito l’esigenza di guardare al presente, ma abbia semplicemente voluto riprendere il suo percorso proprio da dove si era interrotto.
L’apertura è molto suggestiva con archi e piano che rubano la scena per aprire la strada alla purezza acustica di Angels have left the earth.
Il ritmo cambia subito con I appeared to the virgin Mary che è un vero tutto nella new wave inglese di un certo tipo mista alla psichedelia ed è l’esempio di quanto detto poco fa.
The transfiguration of suffering ne riprende lo spirito, ma è la title track il vero manifesto dell’intero lavoro con quella chitarra “di stampo litfibiano” ed il flauto che la rendono il brano più riuscito.
Anche con Dream c’è poco da scherzare: il flauto dà anche un tocco prog che non guasta dentro la solita atmosfera alla The Gift.
Nema problema è la traccia più “tirata”, quella dal piglio più rock in cui la voce di Ugo Sala, grande protagonista di tutto il disco, assume delle timbriche alla Iggy Pop.
Con In this morning si torna a respirare aria 80’s.
La storica I never walk alone, come detto qui proposta in una nuova veste, chiude idealmente Time is Over.
Passato e presente si sposano meravigliosamente: i The Gift sono più vivi che mai e in piena seconda giovinezza ….
Unica pecca di questo nuovo disco è la confezione che lascia un po’ a desiderare, ma è un semplice dettaglio quando si ha di fronte musica di questa qualità …. bentornati ragazzi!
a cura di Piero Vittoria
Punteggio: 7



