I Coldplay sono tornati in Italia, ancora più sorprendenti ed esplosivi di tre anni fa. Nel novembre 2005 chi scrive ha assistito personalmente al loro concerto al Forum di Assago e, complice la discreta vicinanza al palco, si è potuto godere appieno della capacita dei quattro inglesi di essere tutt’uno con il loro pubblico.
Sinceramente non ci si aspettava che al PalaMalaguti di Bologna ieri potessero fare meglio. Non così tanto.
Rispetto a tre anni fa i Coldplay sono maturati sia musicalmente – anche grazie all’apporto di Brian Eno, produttore storico degli U2 e di Viva La Vida or Death and All His Friends, ultimo album della band – sia nell’allestimento dello show, stupefacente sotto qualsiasi punto di vista.
Il concerto viene introdotto dal Valzer del Danubio Blu di Johann Strauss; il palco è nascosto da un telo semitrasparente che lascia intravedere l’ingresso dei quattro Coldplay sul palco per il loro primo pezzo: Life in Technicolor, strumentale che è anche il brano di apertura di Viva la Vida.
Cala il sipario e sullo sfondo possiamo ammirare il quadro di Eugène Delacroix che è presente sulla copertina dell’album.
Il palco è sovrastato da diverse sfere bianche che sono state sapientemente usate per proiettare video e luci e dare un quadro nuovo ad ogni canzone.
Tocco di originalità: il piccolo televisore sistemato di fianco alle tastiere di Martin che trasmette le immagini del concerto.
Subito dopo Life in Technicolor è la volta di Violet Hill, primo singolo estratto dal nuovo album, immediatamente seguita da una delle loro più grandi hit: Clocks. Qui il pubblico viene inondato dalla luce di un laser variopinto.
I brani di Viva la Vida, suonati tutti ad eccezione di Yes e Reign of Love, si alternano a quelli dei loro tre precedenti album, con una emozionante Fix You cantata quasi esclusivamente dal pubblico che ha letteralmente sovrastato la voce di Chris Martin, visibilmente emozionato per l’affetto che la platea italiana ha saputo regalare al suo gruppo.
Dopo le prime dieci canzoni appare improvvisamente un set di strumenti al fondo di una delle due passerelle che si estendevano in mezzo al pubblico. E’ qui che i Coldplay regalano al pubblico la prima piccola sorpresa: un medley di God Put a Smile Upon Your Face e Talk in versione semi-techno, con Will Champion alla batteria elettronica, seguito da una versione solitaria da parte di Martin di The Hardest Part e di Postcards from Far Away (brano escluso dalla tracklist di Viva la Vida) al piano.
Il prologo perfetto per l’apoteosi: il singolo Viva la Vida conferma il suo successo planetario con una partecipazione immensa del pubblico di Bologna.
Il coro “ooh ooh ooh ooh ooh” viene ripetuto all’infinito dai fan che sembrano non volersi rassegnare alla fine di una canzone così bella e coinvolgente.
Quando sembra che il battito cardiaco abbia la possibilità di rallentare per un momento, la band stupisce ancora più di quanto si possa immaginare. La loro improvvisa sparizione dal palco dopo Lost! sembra la solita pausa che c’è in qualsiasi concerto prima delle ultime canzoni.
Invece no: l’immagine del gruppo armato di chitarre acustiche appare sulle sfere giganti e la sorpresa si stampa sul volto del pubblico quando i riflettori si accendono sulle gradinate in fondo al palazzetto.
Lì i Coldplay danno vita a una meravigliosa versione acustica di The Scientist, uno dei loro pezzi più belli, e di Death Will Never Conquer, altro inedito che non è riuscito a comparire nell’album, prima della vera pausa, scandita da un remix techno di Viva la Vida.
Il finale di concerto è mozzafiato. Politik, brano presente in A Rush of Blood to the Head, precede la meravigliosa Lovers in Japan, dove le luci e migliaia di farfalle di cartavelina danno al PalaMalaguti un’atmosfera primaverile e gioiosa.
Death and All His Friends chiude il concerto, così come chiude l’album… O forse no?
Già, perchè le luci del palazzetto non si accendono, anche se alcuni tecnici saliti sul palco ingannano buona parte del pubblico che ha iniziato ad avviarsi verso le uscite.
I riflettori si illuminano di giallo, e la band torna sul palco per Yellow, il loro primo successo, per altro amatissimo da un pubblico che scandisce ogni parola nonostante la stanchezza e la poca voce rimasta.
Stavolta è davvero finita.
I quattro ragazzi salutano il pubblico con affetto e le casse diffondono le note di The Escapist, che accompagna la gente a casa con ancora negli occhi le immagini di un concerto splendido.
Sarà un giudizio di parte, ma il voto è un 10 e lode.
A cura di Andrea Baglieri
Punteggio: 10



